mercoledì 28 novembre 2012


-Il suicidio del sistema Vol. 3 26 “Ghetto”-


Ultimamente molti social network si stanno alzando contro l'omofobia a causa di un ragazzino che si è ucciso, la notizia che è trapelata indicava che questo ragazzino presunto omosessuale si sia ucciso perché dei suoi compagnucci di classe hanno avuto la “brillante” idea di sfotterlo quotidianamente e di creare una fan page sui facebook, il tutto (a quanto sembra!) è nato a causa di una foto dove si vedeva questo ragazzino che indossava degli abiti rosa e quindi nelle menti ristretti significava che il ragazzino fosse gay senza sapere che forse non lo era (o forse si, ma calcolando la giovane età del suicida non è detto che avesse scelto il suo orientamento sessuale!), la cosa che ha del delirante è che ancora a oggi duemiladodici c'è gente che critica o sbeffeggia altre persone per come si vestono, tralasciando per un attimo che qualche anno fa il novanta per cento dei “maschioni etero e quindi alfa” indossava capi rosa perché facevano tendenza, come ho già scritto non bisognerebbe inorridirsi perché un ragazzino presunto gay si sia suicidato ma dovrebbe far inorridire che un ragazzino si sia suicidato a causa delle angherie subite (e fidatevi ne so qualcosa sulla cattiveria dei bambini!), il voler sempre mettere un'etichetta sulle persone porta inconsapevolmente alla ghettizzazione, ora mi spiego meglio!
Lascio per un secondo la parola a wikipedia (ho cercato il termine ghetto!):
  Ghetto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

  Disambiguazione – Se stai cercando il singolo degli Statuto, vedi Ghetto/Non sperarci.

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Il ghetto è un'area nella quale persone considerate (o che si considerano) di un determinato retroterra etnico, o unite da una determinata cultura o religione, vivono in gruppo, volontariamente o forzosamente, in regime di reclusione più o meno stretto. In realtà il termine nasce per indicare il quartiere della città in cui gli ebrei erano anticamente confinati ad abitare, e completamente rinchiusi durante la notte.

Indice
  [nascondi] 1 Storia
2 I ghetti ebraici
3 I ghetti nazisti
4 Ghetti afroamericani negli Stati Uniti
5 Note
6 Voci correlate
7 Altri progetti
Storia [modifica]


Ghetto di Venezia
Il termine ghetto deriva dal Ghetto Venezia del XIV secolo. Prima che venisse designato come parte della città riservata agli ebrei, era una fonderia di ferro (dal veneziano geto, pronunziato ghèto dai locali ebrei Aschenaziti di origine tedesca, inteso come getto, cioè la gettata di metallo fuso), da cui il nome. Alcuni affermano che la parola derivi daborghetto, "piccolo borgo" o dall'ebraico get, letteralmente "carta di divorzio".[senza fonte]
Dall'esempio del Ghetto di Venezia il nome venne trasferito ai vari quartieri ebraici. InCastiglia erano chiamati Judería e nei paesi catalani call. Vale la pena di notare che il quartiere ebraico di Venezia (il Ghetto), era una parte ricca della città, abitata da mercanti e prestatori di denaro. Ai non ebrei non era permesso di vivere nel Ghetto di Venezia, e i suoi cancelli venivano chiusi di notte. A differenza della vicina Mantovadove più di 2.000 ebrei venivano rinchiusi la sera nel ghetto, Vespasiano Gonzaga aSabbioneta dette rifugio alla popolazione di religione ebraica, non ghettizzandola.
Nel Medioevo non c'era obbligo, per gli Ebrei, di risiedere nel ghetto. In vari luoghi, inoltre, come ad esempio a Forlì, potevano possedere terreni e fabbricati. Col Cinquecento, la possibilità si restrinse ai soli fabbricati.[1]
Solo successivamente, dunque, ghetto andò a indicare un quartiere povero.
Nel 1555 Papa Paolo IV creò infatti il Ghetto di Roma ed emise la bolla "Cum nimis absurdum" che forzava gli ebrei a vivere in un'area specifica e prevedeva una serie di restrizioni particolari, che sarebbero poi state in vigore per secoli.
Papa Pio V raccomandò che tutti gli stati confinanti istituissero dei ghetti e nel corso del XVI e XVIII secolo tutte le città principali ne avevano uno (con le uniche eccezioni in Italia, di Livorno e Pisa).

Per approfondire, vedi la voce Lista dei ghetti ebraici d'Italia.
Nell'Europa Centrale del medioevo i ghetti esistevano a Praga, Francoforte sul Meno, Magonza e altrove. Non ci furono mai ghetti inPolonia né in Lituania. (A Cracovia, in Polonia, il ghetto medioevale, Kazimierz, era quasi una cittadina staccata da Cracovia con sue proprie mura, solo con l'espansione di Cracovia divenne un quartiere della città stessa).
I ghetti vennero progressivamente aboliti e le loro mura furono demolite nel XIX secolo, seguendo gli ideali della Rivoluzione Francese. Quello di Roma fu l'ultimo ghetto a venire abolito in Europa Occidentale, nel 1870.
Una tendenza diffusa, soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli anni '90, è quella della ghettizzazione di lusso, ovvero quartieri dove si riuniscono e si "segregano" le parti più ricche della popolazioni, imprigionate in una cultura, economia, politica con sempre meno agganci con l'esterno, rendendo in questo modo il resto della città ininfluente e creando all'interno del ghetto una propria gerarchizzazione.[senza fonte]
I ghetti ebraici [modifica]
Le caratteristiche dei ghetti hanno subito molte variazioni con il passare del tempo. In alcuni casi, il ghetto era un quartiere ebraico con una popolazione relativamente benestante (ad esempio il ghetto ebraico di Venezia). In altri casi i ghetti connotavano impoverimento (ad esempio quello di Roma).
Gli ebrei non potevano acquisire terreni al di fuori del ghetto, e spesso nemmeno in quello. Dovevano in ogni caso vivere confinati all'interno dei ghetti, quindi durante i periodi di crescita della popolazione le case, spesso ormai piene, dovevano essere rialzate sempre di più. I ghetti avevano quindi strade strette e case alte e affollate. Ma la cosa più terribile era che il recinto del ghetto (proprio così veniva spesso chiamato) era chiuso da una o più porte. Queste venivano chiuse al calar del sole, per essere riaperte solo all'alba. Durante le ore buie gli ebrei non potevano per nessuna ragione allontanarsi dal ghetto. Spesso i residenti necessitavano di un visto per poter uscire dai limiti del ghetto anche durante il giorno.
I residenti del ghetto avevano il loro sistema giudiziario indipendente, come se si trattasse di una vera e propria piccola città nella città.
I ghetti nazisti [modifica]


Marzo 1941:Ingresso del ghetto di Radom,Polonia). La scritta sul cartello indica che l'ingresso nella strada è proibito a tutti i tedeschi, a firma del comandante della città, ufficiale delle SS e della polizia


Ghetto di Lublino. Dicembre 1940
Il nazismo ripristinò il sistema dei ghetti come tappa temporanea finalizzata alla realizzazione della «soluzione finale» in Europa orientale.
Durante la seconda guerra mondiale i ghetti servirono come contenitori in un forzosoprocesso di concentramento della popolazione ebraica, che ne facilitava il controllo da parte dei nazisti.
Gli abitanti dei ghetti dell'Europa orientale, trasportati da varie regioni europee, privati di ogni diritto, sottoalimentati e obbligati a lavorare per l'industria bellica tedesca venivano progressivamente deportati nei campi di sterminio durante l'olocausto.
Ghetto di Będzin
Ghetto di Białystok
Ghetto di Budapest
Ghetto di Cracovia
Ghetto di Częstochowa
Ghetto di Kolozsvár
Ghetto di Łachwa
Ghetto di Łódź
Ghetto di Lwów
Ghetto di Marcinkance
Ghetto di Mińsk Mazowiecki
Ghetto di Pińsk
Ghetto di Riga
Ghetto di Sosnowiec
Ghetto di Varsavia
Ghetto di Wilno
Ghetti afroamericani negli Stati Uniti [modifica]
Negli Stati Uniti, tra l'abolizione della schiavitù e l'introduzione della legge sui diritti civilidegli anni sessanta, regole discriminatorie (a volte codificate in legge[senza fonte]) costringevano spesso gli afroamericani delle aree urbane a vivere in determinati quartieri, che divennero anch'essi conosciuti come "ghetti", ad esempio Bronx a New York e Harlem a Manhattan. Poiché in questi quartieri dovevano vivere gli afroamericani di tutti i ceti, queste zone si affermarono spesso come dinamici centri culturali. Paradossalmente le leggi sui diritti civili degli anni '60, permettendo agli afroamericani più facoltosi di trasferirsi nelle "zone per soli bianchi" contribuirono al collasso economico di molti ghetti, il cui livello di benessere scese sotto la media, mentre gli indici di criminalità e di degrado urbano aumentavano.
La formazione dei ghetti e delle sottoclassi nere forma uno degli argomenti più controversi della sociologia.
In Losing Ground, Charles Murray sostiene che il liberismo creò dei poveri senza speranze. Murray sostiene anche che l'eleggibilità per i sussidi delle donne sole incoraggiò queste ad avere figli al di fuori del matrimonio, e che il sistema di assistenza sociale scoraggiò tutti dal lavorare. Questa teoria non ha incontrato una vasta accettazione. I suoi oppositori puntualizzano che negli anni settanta, quando il totale degli assegni di sussistenza diminuì, le nascite fuori dal matrimonio aumentarono. Murray inoltre non coglie il fatto che, anche se la percentuale di neri nati fuori dal matrimonio aumentò tra gli anni '60 e i '70, la percentuale di donne nere che avevano bambini fuori dal matrimonio diminuì.
In The Truly Disadvantaged, William Julius Wilson sostiene che l'accesso facilitato alla sussistenza ebbe poco effetto sulla decisione delle donne di avere dei figli. Wilson invece sostiene che fu lo spostamento dei lavori più umili nei sobborghi e nel sud degli Stati Uniti a causare l'isolamento economico dei neri nei ghetti: il cosiddetto "disadattamento spaziale". Wilson spiega che l'alta percentuale di nascite fuori dal matrimonio è dovuta alla mancanza di uomini sposabili, ovvero con un reddito fisso.
Roger Waldinger fornisce una terza teoria, meno conosciuta, sulla formazione dei ghetti, basata sulla discrepanza tra i salari che i neri si aspettano e quelli attualmente offerti per i lavori più umili. L'argomentazione appare principalmente nel libro Still the Promised City?, adattato dalla sua tesi di dottorato (PhD).
Waldinger osserva come ad esempio a New York i nuovi immigranti (coreani, pakistani, dominicani, messicani, peruviani, ecc.), riescano spesso a farsi strada meglio dei neri americani. Waldinger nota che i neri nati nel Sud degli Stati Uniti e nei Caraibi hanno introiti più alti di quelli originari del Nord degli USA. Secondo Waldinger i gruppi di immigranti beneficiano di nicchie nepotistiche, usandole per un mutuo aiuto: qualcosa che i neri non sono mai riusciti a fare. Waldinger sostiene anche che, per quanto alberghi e ristoranti offrano paghe molto basse, queste comunque surclassano quelle pagate in Messico, Africa o nella Cina rurale; quindi gli immigranti le accettano prontamente. Per contro, i neri degli Stati del Nord, che aspirano a una condizione migliore di quella dei propri genitori, disdegnano tali impieghi, finendo spesso a lavorare al di fuori dell'economia legittima.
Ovviamente si parla maggiormente dei ghetti allestiti dai nazisti durante la seconda guerra mondiale ma la ghettizzazione come la intendo io non è solo questo, a volte (i cinesi di prima e seconda generazione venuti in Italia per fare un piccolo esempio!) sono proprio certe etnie che vogliono isolarsi dal tessuto sociale, gli ebrei per esempio che tendono sempre a non voler venire a contatto con chi non è ebreo, oppure i primissimi cinesi che arrivavano in Italia (solo ora si stanno aprendo a chi non è cinese!), questa voglia di far gruppo è nell'animo umano, è ovvio che se uno straniero arriva in una terra che non è la sua la prima cosa che farà sarà cercare dei suoi connazionali e fin qui ho parlato della ghettizzazione “volontaria”, poi esiste la ghettizzazione non volontaria ovvero quella imposta da terzi, per fare un piccolissimo esempio gli omosessuali che vengono quasi costretti a ghettizzarsi dai etero sessuali ed è da qui che poi nascono i vari gay pryde (cosa che non approvo appieno anche perché secondo me una persona deve essere orgogliosa di se stessa a prescindere con chi va a letto!) e altre manifestazioni, questo nel duemiladodici è fuori dal mondo, quando per poter affermarsi come essere umano si ha bisogno di una manifestazione c'è qualcosa di base che non va, trovo imbarazzante (come essere umano in primis!) che c'è ancora gente che consideri l'omosessualità una malattia (se volete andate a leggere il mio De Bello torinese!) che c'è gente che ancora a oggi considera la parola “ebreo” come un'offesa, sono con queste basi che nasce il razzismo, l'idiozia dilagante porta ad essere sospettosi con cose che non si conoscono e il sospetto porta alla violenza (come l'assalto che alcuni ultras a Roma hanno fatto a discapito di un gruppetto di ebrei!) e risolvere i problemi con la violenza è sempre un male!
Sinceramente parlando a me non interessa se una persona va a letto con gli uomini, le donne o gli animali, se questa persona è intelligente per me sotto le coperte può fare ciò che vuole (ovviamente senza infrangere la legge!), basta che non voglia convincermi che io sono un povero idiota perché non la penso come loro (l'offendere la mia intelligenza mi fa saltare i cinque minuti!), forse sarò un cretino ma se le persona incominciassero a pensare più a se stessi senza rompere le palle agli altri sicuramente si vivrebbe meglio!     

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