giovedì 17 marzo 2016

-Il forse, il mio vero Io?-

Ho la fortuna di essere nato nel millenovecentottanta!
È una grande fortuna, perché ho vissuto la mia infanzia nei colorati anni ottanta e la mia pubertà negli anni novanta, mi sento fortunato e molto anche perché nel duemila/duemilauno mi hanno diagnosticato una malattia brutta, non fisica, non ho tumori o quant'altro, ma una malattia a cui non c’è cura, una malattia? Direi di no! È un po’ come se un medico diagnosticherebbe che un paziente ha i capelli castani e gli occhi verdi, io personalmente non la vedo come una malattia o quant'altro, ma una cosa, strana, forse, del mio essere!
Questa mattina sono stato al ex Paoli Pini (un ex manicomio!) per una cosa burocratica, la mia mente ha vagato e molto, girovagando nel parco dell’ex manicomio, quando la mia mente vaga è sempre un problema, sappiatelo, Io so cos'era il Paolo Pini, ho scattato una foto di un muro questa mattina, un graffito forse anni settanta, il graffito recitava :”Psichiatri Assassini Torturatori”, il graffito fatto quasi quarantanni fa mi ha fatto pensare, a dirla tutta è stato come un pugno in faccia tirato da Tyson, nella mia mente che non funziona linearmente, mi sono venuti in mente molte cose, Hitler che ordina di uccidere tutti i “matti” (prima degli ebrei Hitler voleva fare una piazza pulita eugenetica dei tedeschi non troppo “ariani [che poi il termine Ariano è riferito agli indiani dell’India…. Ma va bene così!]”!), mi sono immaginato per un secondo se fossi nato nell'anno sbagliato!
Per mia solenne fortuna hanno classificato ciò che sono, solo nell'ottanta, però mi sono immaginato se fossi nato nel quaranta, mi avrebbero fatto una diagnosi nel sessanta (se non crepavo prima durante la seconda guerra mondiale, anche se a vedere la mia indole non mi sarei schierato, forse mi sarei nascosto o forse sarei diventato un partigiano se avessi avuto l’età!), il paziente Jonas cos’à? È triste ma a volte e troppo allegro… bam, manicomio, facendo due calcoli ci sarei stato fino agli anni ottanta ovvero fino a quarantanni, avrei vissuto la gran parte della mia vita in un manicomio, la cosa può colpire, lo so!
Sarei entrato in manicomio nel sessanta, sessantuno, all'epoca non c’andavano per il sottile, chiunque poteva essere internato, io sarei stato uno di questi, mi sarei beccato elettroshock, esperimenti chimici per provare nuovi farmici, probabilmente mi avrebbero messo in coma farmaceutico perché troppo espansivo, forse mi sarei suicidato dopo pochi giorni dal mio internamento (se avessi avuto il mio carattere d’oggi all'epoca!), forse sarei “guarito”, forse, forse starei ancora lì, un vecchietto stronzo e malmostoso che urla alle infermiere e che dopo pochi secondi piange disperato, forse!
Molti lo sanno, molti no, ok, sono bipolare, un bipolare lieve, stando ai vari manuali di psicologia, in poche parole passo molti periodi che sono in UP, ovvero che riesco a scrivere tremila pagine in un mese, creando film, fumetti, vocaboli nuovi e quant'altro e passo mesi e mesi di down, ovvero, che l’unico pensiero costante è il farmi fuori per liberare il mondo dalla mia insulsa e inutile presenza, quando si è in down è pesante e molto, sappiatelo, si sta male e non si sa il perché, si sta male e basta, tutto è nero, tutto è merda, si diventa aggressivo e quant'altro per poi chiedere scusa in lacrime!
Mi hanno diagnosticato il disturbo bipolare nel duemila/duemilauno, non lo presa bene, per niente e i miei famigliari (solo due, mio padre è morto senza sapere che aveva un figlio diagnosticato pazzo, matto e quant'altro!) mi sono stati molto vicini, se fossi nato anni prima della mia nascita sarei considerato un matto o pazzo che dir si voglia e la visita al ex manicomio milanese mi ha fatto pensare!
Sono pazzo?
Non direi, a parte le spese folli!
Sono matto?
Direi di no, beh certo, a leggere certe mie cose tipo “O’Shere”, “Macchina da scrivere” e certi miei racconti chiunque mi rinchiuderebbe, ma dire che sono matto… direi di no!
Sarei da rinchiudere?
A volte si, a volte no, e io sono profondamente contrario ai farmaci e al famigerato TSO, ma più che rinchiuso direi che avrei bisogno di una parentesi calma e tranquilla, tutto qui!
Sono malato?
Direi di no, o meglio è malato chi ha gli occhi castani o i capelli biondi? Direi di no, l’essere bipolare non è una malattia mentale ma è l’essere estremamente sensibile, forse troppo, è l’avere il magone per certe reclam, per determinate canzoni, stare male per delle cazzate, svegliarsi al mattino ed essere tristi senza sapere il perché, l’essere bipolare è tutto questo e molto di più, vuol dire saper ascoltare veramente le persone, il saper riconoscere i geni, l’avere una sintonia strana verso le persone che stanno male, l’essere bipolare non è una malattia ma una evoluzione strana e dolorosa, è il provare sentimenti al mille per cento, quando amo io amo anche troppo, quando odio, odio anche di più, quando voglio bene il bene è al mille per cento puro, non è falsato da cazzate e quant'altro (e lo sanno i miei amici!)!
Tornando a bomba, sono nato nel millenovecentottanta, e per l’esattezza a metà anno, quindi non ho avuto problemi, mi è stato diagnosticato il disturbo bipolare nel duemila, quindi quando avevo vent'anni, ora ne ho quasi trentasei e sto bene, ho conosciuto persone meravigliose in questi quasi trentasei anni, il mio migliore amico, la sua ragazza, ho conosciuto persone talmente meravigliose che sono riuscite a descrivere il mio stato mentale, ho conosciute persone meravigliose che sono riuscite a descrivere la mia vita amorosa alla perfezione, ma ho conosciuto anche dei bastardi figli di troia, ma quelli non contano, preferisco pensare alle persone che mi sono diventate amiche e sono tante, alla mia famiglia che mi supporta sempre e for ever, alle persone che nonostante non si ha un rapporto d’amicizia fraterna io gli considero amici e grandiosi (e guarda caso sono tutti artisti o scrittori…. Sarà un caso?), cosa voleva dire questo mio scritto?
Forse nulla, forse tutto!

Sarei propenso a pensare alla prima delle ipotesi, non vuole dire niente, forse è solo un pensiero della mia fortuna, forse no, forse, e più semplicemente, volevo scriverlo e basta! 

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