martedì 27 ottobre 2015

-La mia su :"L'ultima caccia di Kraven"-

-La mia su “L’ultima caccia di Kraven” dopo quasi trent’anni dalla prima uscita ma scusate all’epoca ero troppo piccolo!-

Ci sono fumetti che travalicano il concetto stesso di fumetto, ci sono fumetti che hanno portato l’asticella del “Si può fare” all’asticella del “Ora si può fare anche così!”, non sono tanti questi fumetti (e mi scuso fin da ora con il fumetto francese, Belga, spagnolo e di tutti gli altri paesi ma ahimè non sono un tuttologo e non so tutto di tutto!)!
Per quanto riguarda l’Italia non si può non citare tre autori, anzi Autori, Pratt, Crepax e Pazienza, il primo ha creato un personaggio che non ha avventure semplice ma vive in una mitologia europea, Corto Maltese non è un eroe, non è un’anti eroe, è un passeggero nelle storie, Crepax, basta prendere un albo qualsiasi di Valentina e si capisce che a parte i nudi Crepax racconta in maniera onirica, riesce a creare un mondo che c’è in un certo punto di vista ma che non c’è da un altro, Pazienza? L’unico autore che è riuscito a raccontare la vita di tutti i giorni di un tossico (Pompeo!) ed è riuscito in maniera lucida e limpida hai suoi demoni interiori!
Il Giappone… Otomo, Akira, una serie che non solo ha rivoluzionato in modo totale i manga giapponesi, ma è riuscito a dire :”Ok ragazzi da ora si può scrivere e disegnare questo tipo di storie!”!
L‘Argentina… Eternauta, un fumetto che tutti gli appassionati di questa arte devono avere assolutamente in casa, un fumetto fantascientifico ma non lo è del tutto, un fumetto politico ma non lo è del tutto, basti pensare che lo scrittore di questa perla del fumetto è diventato un desaparecidos… !
L’America… ok vetta su tutti il Dark Night Returns… è stato Miller il primo in America a dire, ok i supereroi ma facciamoli diventare adulti e con lui un certo Moore con Watchmen che ha portato ancora più in là l’asticella del fumetto da supereroi in un’area più adulta, Gaiman invece è riuscito  con il suo Sadman ha portare la cultura “alta” in un fumetto seriale, mica roba da poco!
E la Marvel (/tranquilli fan della “casa delle idee” che non me ne sono dimenticato, e poi basta vedere il titolo!) ?
Tralasciando le opere di Miller su Daredevil ed Elektra c’è un fumetto o meglio sei numeri di una testata “mainstrem”, sto parlando dell’”Ultima caccia di Kraven”, un fumetto FONDAMENTALE per tutti, immaginatevi un personaggio come l’uomo ragno, ligio al dovere, perfettino che sbarella, un suo nemico di seconda categoria che diventa il personaggio fondamentale della storia (in effetti l’uomo ragno si vede pochissimo!), mescolate tutto e avrete un piccolo capolavoro!
Vi faccio una domanda semplice, leggereste mai un fumetto di un supereroe dove lui non appare quasi mai? Deduco di no, ma questi sei numeri (ripubblicati in questa settimana dalla Panini!) gli leggereste, perché?
Semplice, perché c’è un DeMatteis all’ennesima potenza (forse è la cosa più geniale che ha scritto, non più bella ma geniale!) e un Zeck all’ennesima potenza, la storia è un incubo a occhi aperti, si legge la malattia mentale di Kraven (e ora non rompetemi le palle sui spoiler perché se non avete mai letto “L’ultima caccia di Kraven” non siete nerd e non siete lettori di fumetti e quindi è meglio che incominciate a farvi una cultura fumettistica!), un uomo ragno in preda ad un delirio totalitaristico, un MJ Watson (novella sposa!) disegnata così bene e caratterizzata così magnificamente che si prova invidia per il nerd Peter Parker (ok spoiler, l’uomo ragno in verità si chiama Peter Parker!), la storia di sé si basa su storie già narrate in letteratura (Delitto e Castigo in primis!), ma DeMatteis la riscrive e la rende unica nel suo genere, una storia così forte e così d’impatto al giorno d’oggi è impossibile da leggere (sia alla Marvel e sia alla mia amata DC!), parla di malattie mentale (e qui qualcosina la so… e consiglierei la lettura di questo volume a tutti i miei colleghi bipolari… fidatevi è illuminante!), di dolore estremo, di perdite e di ritrovamenti e il tutto in sei numeri americani (che probabilmente sono usciti in due mesi in America!), ok ho parlato della sceneggiatura perfetta (si non ha buchi, è una storia raccontata da più voce, una specie di saga corale breve!) ma il disegno?
Qui Zeck si è superato (in Guerre Segrete probabilmente non aveva voglia!), le anatomie perfette, i primi piani cinematografici, le espressioni dei volti, il taglio delle tavole alquanto innovative (beccatevi la tavolo a pag. 9 del quarto capitolo [sti stronzi della panini non hanno numerato le pagine!] e poi mi saprete dire… è una tavolo a dir poco perfetta e che rimanda a moltissimi riferimenti filmici come i film di Romero o a quadri di “cultura alta”!), un Zeck così è difficile da trovare, la perfezione del tratto e l’impaginazione delle tavole, non ha buchi, è in pratica un albo perfetto, la storia è grandiosa e pesante, i disegni sono un’eccellenza che in pochi hai giorni nostri sella sognano di notte e poi si svegliano tutti sudati e dicono :”E’ stato un sogno, un sogno bellissimo!”!

Si amo l’ultima caccia di Kraven, anche perché quando è uscito io c’ero, ero piccolino e meno stronzo d’adesso, ma c’ero, il primo speciale dell’uomo ragno (ho ancora l’edizione incollata alla cazzo di cane della Star comics!) non potevo non averlo, e oggi lo ricomprato nelle edizioni Panini (si non vado a Lucca per compare i fumetti che poi dopo due giorni trovo nella mia fumetteria di fiducia!) e lo riletto tutto e ancora a oggi dopo quasi trent’anni è una storia meravigliosa… forse una delle poche storie geniali della Marvel da un paio d’anni a oggi…    

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