domenica 1 maggio 2016

-Beh-




-L’ibrido-

Il pensiero!
Solo quello!
Il sapere e il non sapere, una delusione dietro l’altra, si sta male, male? Accontentarsi! Farlo sempre. Una paglia, fumo blu che sale alto nei cieli, conati, fumare, l’occhio che sbarbella, lacrima, non sto piangendo sto lacrimando, sono due cose diverse, molto diverse!
Starnuto
Un altro
E un altro ancora, soffiaggio di naso, starnuto!
Strisciata di sangue
Starnuto potente
Soffiamento del naso
Sangue
Cazzo!
Tossire come se non ci fosse un domani, l’occhio che “sbarbella”, lacrimucce, starnutire, lanciare dal naso una cometa di roba bianca e giallognola, i crampi allo stomaco, piegarsi in due, il ginocchio cede porcadiunaputtanaladraeschifosa, cadere, farsi male al polpaccio, starnutire!
Il mal di testa mi fa immaginare quadri di Veermer, mi piacerebbe stare in un suo quadro, no, starnutisco ancora, ma a cosa cazzo sono allergico?
L’occhio ormai quasi chiuso per il troppo sbarbellamento, una raffica di starnuti, il naso colo, lo soffio, cola ancora, ancora sangue, in pratica vedo in mono, miagolii di sottofondo, qualcuno mi sta chiamando, no, non è nessuno, lo stomaco si rivolta come un cazzo di calzino usato da un giocatore di basket per tre anni di fila, carponare!
Della carta vetrata mi sta leccando la testa, miagolii, sono sdraiato in terra, miagolii, starnutisco, ancora e ancora,    non so neanche dove cazzo sono, casa, sala, Leyla mi lecca la testa, mi alzo, starnutisco, crampi allo stomaco, il ginocchio mi cede e cado, zero male, mi rialzo, tossisco pesantemente, lo stomaco mi odio, tossisco, barcollo in bagno, al buio, tirò fuori tutto il verde che in me che va a finire nel cesso, continuo a farlo, e continuo, altro verde, lo stomaco si contorce e si ripiega su se stesso, starnutisco e vomito, un misto tra muco e roba verde aliena!
Mi alzo, la faccia è una maschera di ciò che non sono, acqua, barcollo ma non mollo, starnuto, un altro perdio, ancora?
Scapicollarsi, il letto, il letto perdio il letto, m’affloscio sul materasso, rimango lì, come un sacco di patate abbandonato da un fattore distratto, respiro lento, affannoso, lento, respiro, respirare, è un bel verbo a dirla tutta, gli occhi si chiudono lentamente, leggermente,  chiudere gli occhi!

Cieli plumbei che s’affacciano in una giornata piovosa, personaggi strani che saltellano e ballano felici, sono io ma non lo sono allo stesso tempo, osservo questi animaletti antropomorfi che fanno ciò che fanno, sono simpatici, troppi colori, troppa luce, il cielo è bianco latte, troppo bianco, tutti i colori sono troppo per essere dei colori, sto nella calma piatta del mio non essere!

Apro gli occhi è tardi, tossisco, che cazzo di ore sono?
Non lo so
Guardo l’orologio
Tardi
Troppo forse no,  giubbotto e via, vado fuori, il vento gelido mi prende a pugni, barcollo per la via, il ginocchio ha deciso di rompermi quattro quarti di palle, i fulmini che mi manda non voglio sentirli, cammino, la gamba rigida, starnuto, una, otto volte, non ho il fazzoletto, cazzo, l’occhio sbarbellante è ancora semichiuso, sembro uno che ha fatto a botte con Tyson, lacrima, che cazzo sta succedendo?
Prendo un respiro, mi fermo, aspiro ed espiro, calma, ci vuole calma, respiro, calma, respiro!


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