mercoledì 1 marzo 2017

-Psycho Killer-




-Psycho Killer-

Il telefono squilla.
Uno
Due
Tre
Quattro
Squilli, non devi rispondere, non devi farlo!
Sai chi è dall'altra parte della cornetta, lo sai bene, molto bene!
Il sudore si raffredda!
Stai in un letto completamente bagnato dal sudore, stai lì a guardare il soffitto, alla televisione danno cartoni animati di animali che parlano e fanno battute, è troppo alle sette di mattina, spegni giustamente la televisione, e vai a lavarti, magari la faccia!
L’acqua è fredda!
Troppo fredda!
Uno
Due
Tre
Quattro
Cinque
Sei
Sette
Squilli!
Hai la faccia bagnata, non vuoi e (guarda caso non puoi!) rispondere, ti vesti velocemente, ed esci, il sole ti colpisce in piena faccia, ti domandi perché sei qui in questo momento, ti poni la stessa domanda da anni, poi pensi che è lavoro e devi lavorare, sospiri, fai una boccata d’ossigeno, il sole ti colpisce in piena faccia, hai caldo!
Esci!
La strada è breve e il marciapiede è costellato da merde di cane, bottiglie semi vuoti di un liquido che ricorda la birra ma che non è birra, il sudore t’arriva sugli occhi, t’asciughi, la musica attraverso le cuffiette ti da una sensazione di protezione quasi materna, cammini, arrivi dove devi arrivare, sospiri, scaracchi per terra.
Il telefono trilla e vibra ma non è importante!
Scendi nelle viscere della terra conosciute come metropolitana, quotidiano, fumetti e biglietti, saluti, il vecchio bercia canzone oscene e commenta (a sentir lui!) i fatti del giorno, si mette a cantare qualcosa, ed è in questo preciso momento che capisci il perché ascolti sempre musica, scendi in metro, bestie bercianti urlano tra loro come se fosse di vitale importanza far sapere al mondo cosa vogliono dirsi, arriva il treno Sali.
Prima spintonata, seconda, terza, quarta, quinta, sesta e il treno non si è ancora fermato, sono due fermate che devi fare ma loro spintonano, sempre, ogni singolo giorno, scendi, ennesima raffica di spintonamenti perché tutti vogliono arrivare “uno”, tutti hanno fretta, tutti devono correre, tutti, e spintonano, esci finalmente all'aria fresca, il sudore fa si che tutti i tuoi indumenti siano incollati alla tua pelle, respiri profondamente, forse troppo!
Incomincia a piovere, una pioggia fredda, gelata, che punge ed entra nelle ossa, bestemmie a profusione, cammini veloce, molto veloce per arrivare alla fermata c’arrivi e lo stronzo col SUV pensa bene di passare su una pozzanghera grossa come un lago, non sei bagnato, di più, respiri e il mal di testa parte in quinta, la tempia pulsa, respiri, aspiri e respiri, ci vuole tranquillità!
Arriva l’autobus, pieno come un uovo appena fecondato, nonni che portano il carrellino, studenti cerebrolesi “Figa cazzo c’è figa è!” con zaini ricolmi di nulla sulle spalle, il manager che se non porti il trolley vuoto sempre dietro, fanciulle ormai passate che si credono top model che impiegano un’era geologica per salire due scalini, spintoni, gomitate e quant'altro… respirare, alzare la musica, alta, spintonata, spintonata, ginocchiata, gomitata… respirare!
Non respirare!
Ennesima gomitata sulla costola che ti fa male da giorni!

“Scusi?”
“Aspetta Ermenegildo c’è uno stronzo che mi rompe le palle!”

Non aspetti gli prendi il collo e glielo giri a trecentosessantaquattro gradi, senti il crack delle ossa, senti la vita che abbandona il suo corpo, poi tiri un pugno in piena faccia allo studente imbecille che è da minuti che ti spintona, poi continui e continui, sei una furia della natura, non ti fai domande ma colpisci, il manager stronzo, i vecchi rincoglioniti che non hanno di meglio da fare se non rompere le palle a chi lavora davvero, i vari sbarbatelli che si credono uomini vissuti e hanno ancora la minchia incellofanata, il grassone che suda e che crede di essere un cazzo di padre eterno, colpisci fino a quando le nocche non si sbucciano e le gambe non fanno male per tutti i calci che tiri e continui fino a quando l’adrenalina non scema ma non scema, picchi il beduino stronzo che è da due ore che bercia al cellulare, picchi il cinese testa di minchia che non riesce a tenere il volume della voce ad un livello umano, picchi le madri mussulmane velate che portano dei bambini bercianti a scuola, picchi la ragazzina che non può fare a meno di rispondere subito ad un cazzo di messaggio, picchi l’architetto scemo (che probabilmente tra qualche anno lo troverai dietro ad un bancone del MC a servirti un cazzo d’hamburger che non sa di niente!) vestito di merda che porta in mano un progetto irrealizzabile per una casa che non verrà mai costruita,   picchi lo stronzo di mezza età che ha i santini appuntati alla giacca, picchi la grassona di merda che si sente una modella ma è solo un secchio ricolmo di merda e depressione, picchi l’imbecille che si crede arrivato perché lavoro in qualche studio governato da statali e quindi non fa un cazzo e impiega due ore a mescolare lo zucchero nel caffè, picchi duro la fu fanciulla negli anni settanta e che ancora si crede una fanciulla negli anni settanta ma ormai è una carampana neanche buona per il brodo, picchi tutti, senza risparmiarti, picchi e picchi ancora, finché il sangue non ricopre interamente il tuo corpo, ma continui a picchiare perché non sei soddisfatto di ciò che hai fatto e allora picchi perché sai d’essere un cazzo di fallito nella vita, sai che anche una scimmia del Borneo focomelica e albina potrebbe sostituirti domani, sai che non conti un beneamato cazzo di niente e allora picchi, fai uscire il tuo dolore e la tua pochezza in pugni, calci, morsi, sberle e quant'altro!

Respira!

“Scusi?”
“Aspetta Ermenegildo c’è uno stronzo che mi rompe le palle!”
“Mi scusi!”

Arriva la tua fermata, piove, ti bagni ulteriormente, ormai senti il freddo e l’umidità nelle ossa e in tutto il tuo essere, arrivi in ufficio, sulla tua scrivania trovi una busta chiusa con su scritto il tuo nome, apri la busta, sei appena stato licenziato, immagini di dare fuoco a tutto e a tutti, respiri profondamente, prendi la lettera ed esci dal tuo ufficio, non piove più, cammini per un bel po’ e poi decidi di tornare a casa!
La vasca da bagno l’hai riempita d’acqua calda, ti spogli lentamente, senti un senso di calma e benessere nello spogliarti, e pensare che odi il tuo corpo, i vestiti gli lasci per terra, entri nella vasca!
Un attimo di lucida follia!
Solo un attimo!
Un attimo soltanto e ti lasci coccolare dall'acqua calda, ti senti bene dopo trentasei anni d’inculate, ti senti bene nello stare in una vasca da bagno con dell’acqua calda, quasi bollente, ti senti bene nel sentire che tutto fuoriesce dai tuoi polsi….

Nessun commento:

Posta un commento

-129-

E siamo alla centoventinovesima puntata, che dire? Se non buona lettura! ·          La legge elettorale passa con la prima votazione… i...