sabato 24 dicembre 2016

-Leggete-

N.D.A.: Questo racconto è nato pensando alla mia nonna paterna, molte cose sono vere, molte romanzate, molte sono il frutto di determinate mie idee, è un racconto scritto per dire la mia, su determinate cose, non voglio andare contro a nessuno ne a nessuna persona, ma la figura di mia nonna mi distrugge e mi fa capire molte cose su ciò che sono io, mi spiace se ho scritto cose pesanti ma non potevo esimermi, quando si parla della Shoah non si può non parlare di determinate cose, ho voluto scrivere questo racconto in memoria a mia nonna (che aveva predetto la mia nascita!) romanzando dove potevo, anche se ci sono andato molto leggero, se no questo racconto diventava una sotto specie di britannica, ho pensato che mia nonna magari nel suo paese di formazione ebraica magari poteva essere sposata, magari no, non lo so e non lo saprò mai anche perché non ho mai conosciuto mia nonna e spero che in paradiso possa leggere questo racconto e spero che gli piaccia, come spero che piaccia a mio padre…. Dovevo magari fare due dediche, lo so, ma il pensare a mia nonna che ha subito ciò che ha subito mi fa rendere più orgoglioso d’essere ebreo…. Ok andate a leggervi questo racconto, e P.S.: mi sono documentato su certe cose!


-Ricordo-

A mia nonna paterna
Che non ho mai conosciuto!

Il villaggio è piccolo, una media comunità, mio padre, mia madre e mio fratello, si vive bene qui si parla Yiddish, siamo una comunità che sta al freddo, in quel di Lituania, un villaggio che si è scampato dallo Zar!
Il venerdì sera si spegne tutto, ogni cosa, è lo shabbat, si festeggia, non si fa nulla per poi domenica si ritorna a vivere, si mangia in compagnia col tutto il paese, è una grande festa!
Jonas mi fissa!
Jonas sa che sarà mio marito, lo guardo di sottecchi, so benissimo cosa vuole quel farabutto, ma non lo avrà, Jonas torna a casa sua, è figlio del rabbino e diventerà anch’esso rabbino, siamo un paese con poche persone e il rabbino è importante per la nostra comunità, ci vuole è il collante!
La vita scorre tranquilla ho solo vent’anni!
Mi sono sposata abbastanza giovane, anche se non per la comunità, Jonas il futuro rabbino mi ha convinto, dopo solo un anno è nato il nostro piccolo Ezra, eravamo felici, nonostante il freddo e il cibo che scarseggiava, ma nonostante questo non potevo lamentarmi e poi…
Poi è arrivato il buio, il buio totale!
Parlavano una strana lingua, non era Russo, sembrava Yiddish ma più arrabbiato, una quarantina di soldati che urlavano un qualcosa di incomprensibile, per prima cosa sono entrati nella Sinagoga, il padre di Jonas era vecchio, molto ma teneva la comunità ben ferma e salda, hanno strappato tutte le bibbie, hanno incendiato la sinagoga e hanno tagliato la barba al padre di Jonas, lo hanno fatto con una tale violenza che poi il povero Rebbe aveva il volto pieno di sangue, poi come se nulla fosse hanno urinato verso la sinagoga ridacchiando, sono venuti a perquisire casa per casa, hanno preso tutti, tutti, non eravamo in molti ma ci hanno preso tutti!
Calci, sputi, schiaffi, violenza, Jonas ha cercato di ribellarsi in qualche modo, un pugno in pancia e poi il calcio di un fucile in faccia, il suo naso che si distrugge, il mio Ezra aveva solo un anno…. Solo un anno!
Ci hanno divisi, bambini e donne da una parte e uomini e vecchi da un’altra, c’hanno fatto salire su camion e siamo partiti… ho visto il mio paese prendere fuoco, stringevo al mio corpo Ezra mentre tutta la mia vita andava in fumo.
Il viaggio fu lungo, ci portarono in una stazione per i treni e ci fecero caricare su vagoni bestiame, Ezra non voleva smettere di piangere, un soldato me lo ha strappato dal petto, lo ha guardato per un secondo e poi lo ha preso per una gamba e ha sbattuto il suo corpo contro la fiancata di un vagone, ha continuato a farlo per una ventina di volte per poi buttarlo a terra, sputarci sopra e per finire urinarci sopra… aveva solo un anno!
Le lacrime!
La paura!
Sono stipata in una vagone con altre cento o forse di più donne, poche parlano la mia lingua, pochissime, lingue strane che non riconosco, alcune suonano come l’Yiddish, altre meno, il viaggio è lungo, doloroso ed estenuante, dura un’eternità, una vita, alcune donne muoiono, ad ogni stazione il treno si ferma e scaricano i copri… a fine del nostro viaggio rimaniamo in sessanta!
Arriviamo di notte!
C’è nebbia!
Non si vede la luna!
Aprono il vagone e qualcuno urla cose incomprensibili, ci strattonano, ci fanno scendere, un altro soldato con un camice bianco ci guarda e muove la mano verso destra o verso sinistra, chi va a sinistra deve andare a farsi una doccia… ho scoperto dopo cosa voleva dire, andare a farsi una doccia, io ero a destra, mi sono salvata ma per quanto?
Ho saputo dopo che chi andava a sinistra veniva rapata, spogliata e doveva correre al freddo verso una specie di casermone, gli davano del sapone per lavarsi, entravano nelle docce e incominciavano a irrorare le docce con un veleno, la morte non arrivava subito, ma dopo un tempo infinito d’agonia, ogni tot ore le docce venivano aperte e i corpi venivano portati con una specie di montacarichi verso i forni, il campo (ho scoperto dopo che ero in un campo di concentramento!) odorava sempre di plastica e di pollo bruciato, quell’odore, mi è rimasto addosso per anni!
Io, io, io… io, io riuscivo a mangiare meglio rispetto alle altre, a volte mangiavo del pane vero, della cioccolata, addirittura delle uova, diciamo che mangiavo!
A volte chiedevo di Jonas e loro ridevano, pronunciavano cose che non capivo e ridevano!
La sera!
Le sere, quando tornavo tardi tutte mi guardavano con odio, sapevo cosa stavo facendo ma volevo vivere, volevo sopravvivere, le altre non capivano il mio bisogno di vivere, magari Jonas era vivo!   
Me lo ricorderò per tutta la mia vita tra un e un altro, qualcuno, un’SS forse un Kapò, forse un ufficiale, non lo so, me lo disse, Jonas era finito nelle docce subito, la sera che era arrivato nei campi, e poi cremato, ero sola!
Mi faccio schifo, i tedeschi hanno fatto il bello e il cattivo gioco con il mio corpo, hanno fatto ciò che volevano, tutto, qualsiasi cosa che la loro mente malata gli indicava di fare, vomitavo più volte al giorno, il nervoso!
L’odore di pollo fritto e plastica bruciata satura l’aria, non si può non respirare, non perdo peso grazie a ciò che guadagno a fare, a fare, a fare…. A fare!
Le esecuzioni continuano a pieno regime, alcuni non hanno neanche il numero tatuato sul braccio, io lo guardo sempre come monito, so di certo che siamo nel più grande campo di sterminio, lo so, treni su tremi arrivano e la maggior parte viene mandate alle docce, il fumo nero e oleoso, l’odore!
Compio vent’un’anni, si parla di certi militari che hanno perso, alcuni hanno vinto, il cibo o le mance che dir si voglia si assottigliano, mangio meno, tutte mi guardano male, non m’interessa, sono una sopravvissuta ed è l’unica cosa che conta!
La guerra è finita l’asse è sconfitto, liberano i campi, ormai nel nostro campo rimangono in pochi, molto pochi, ed eravamo in molti, quanti morti? Quanto odore?
Siamo denutriti, i tedeschi se ne sono andati, entrano gli Americani, ci guardano con disgusto, siamo umani per D-o!
Barcollo, ci hanno liberati, l’incubo è finito, o almeno sembra così!
Cerco notizie di Jonas, è morto subito, sono vedova e non ho più mio figlio, il cuore si spezza nuovamente, ho visto la sua esecuzione, non ho mosso un dito, potevo fare qualcosa, ma cosa?
Mi odio!
Mi liberano!
Sono vedova? Cosa devo fare?
Le urla mi perseguitano, le urla di persone che bruciano o che vengono gasate, che devo fare?
Vado a sud, trovo rifugio in un enclave fascista ebraico, qualcuno può riconoscermi?
Conosco un uomo, un fascista convinto, non sa cosa ho passato, vuole scoparmi, scappo, ma poi nasce mio figlio, il mio piccolo, il mio meraviglioso bambino, ne ho perso uno e questo non voglio perderlo!
Sua madre mi odia, mi vede come una sottospecie di reietta anche se lei è ebrea, ma mi vede come il meno del meno, mi tratta male, vedo il mio piccolo, che cresce e mio marito che se ne frega, devo scappare, voglio mio figlio con me, me lo portano via e mi costringono a partire senza il mio figlio, dicono che ci penseranno loro, loro, voglio pensarci io, vengo scacciata, scappo, con il cuore a pezzi il mio piccolo a solo tre anni!
Partire, avere in mente ciò che mi hanno fatto, due, tre, quattro a volte, solo per mangiare, vomito, vomito tutto ciò che ho dentro!
Dopo un lungo viaggio durato molto arrivo nel nuovo continente, sono sola e mi manca mio figlio, mi manca da morire, il padre è un figlio di puttana, lo so, ma voglio esserci!
Passano gli anni mi risposo, per la terza volta con un lituano, almeno parliamo la stessa lingua!
Io, io, io, io….
Partorisco una figlia, la mia terza genita, non so che fare, collegio!
Passano gli anni!
Siamo nel settantanove, torno in Italia, mio figlio ha un figlio, il mio nipote, il mio meraviglioso nipote, non lo vedo tutto, ha sette anni… sette anni sei più di….
Il cuore si stringe, vedo la moglie di mio figlio, il mio piccolino, vedo il mio nipote, assomiglia al padre, è bellissimo, non posso non coccolarlo, il mio primo nipote, vorrei far capire a mio figlio ciò che è successo ma lui è sordo, non vuole capire, mi odia, mi odia profondamente, pensa che lo abbandonato, pensa questo!
È sera, sono in un albergo, mio figlio non mi ha voluto, sono in una stanza e rifletto che lui è un secondo genito, suo fratello è stato massacrato con violenza contro un treno merci, mio marito, morto gasato, il secondo che ha dichiarato la mia morte e ha stuprato l’innocenza di mio figlio dichiarandomi morta, mi ha dichiarato morta, ma so che lui non lo pensava, il mio piccolo, il mio R., sapevo che sapeva che sua madre c’era, lo sapeva… lo speravo… mio figlio mi odia, non so il perché ma so che è così, lo abbandonato a tre anni… così la pensa lui, mi hanno impedito di averti con me, me lo hanno impedito!
Urlo!
Devo urlare nonostante lo Shabbat!
Urlo!
Devo farlo!
Sono stata zitta per anni, ho subito la violenza della SS in silenzio, mi hanno stuprata più volte e sono stata in silenzio, poi scappo e mi ritrovo un ex SS Lituano e lo sposo, mi nasce una figlia, la sorella del mio figlio, scappo!
Vedo la moglie di mio figlio, è carina, gli do un ciuccio, so che nel ottanta nascerà il loro secondo figlio, glielo dico, lei fa no con la testa, ama mio figlio, e avrà un secondo figlio!
Mia figlia s’accasa con il fratello della sposa del mio figlio, sono tutti accasati, posso tornare nel nuovo mondo!
Incomincio a scrivere i miei diari, faccio in modo che nessuno possa capirli, scrivo numeri, mi considerano pazza, ma il tatuaggio che ho sul braccio dice di no!
Vorrei morire, davvero, vorrei morire subito, sono passati trent’anni da quando ho visto mio figlio, il mio adorato figlio, ora ha un figlio grande con figli e l’altro gli da problemi, lo so, lo so perché finalmente è qui con me, finalmente una madre ha il suo figlio e potrà coccolarlo per l’eternità… ed è l’unica cosa che chiedo… 




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