lunedì 1 ottobre 2012





-De Bello Romano [Non so con precisione quale De Bello Romano sia, sono stato a Roma molteplici volte e so quasi sicuramente che ho scritto almeno un De Bello dedicato alla città per eccellenza, l’ultima mia visita è stata per una mostra di Caravaggio ma è stata una toccata e fuga, la penultima è stata per un concerto dei Nine Inch Nails per il loro tour che chiudeva la loro esperienza live e la volta prima è stata con il Bro da cui è nato un De Bello, le volte prima più che di De Belli si parla di pensieri disconnessi, e quindi per l’appunto di pensieri quindi non degni di nota, comunque se volete farvi una ricerca su quanti De Belli ho scritto per e su Roma liberissimi di farlo, ho una montagna di carta da visionare, quindi in bocca al lupo!]-
(Ovvero ecco le svariate differenze tra Milano e Roma, senza essere scontati o quant’altro visto che Milano non ne uscirà molto bene o almeno ho notato delle differenze a dir poco abissali, in tutto o quasi!)

A Serena “La migliore sotto tutti i punti di vista”
E a
Christopher Hitchens “Colui da cui copiavo senza saperlo”


I GIORNO

La primissima cosa che salta all’occhio a colui o colei che scende da un treno dalla stazione di Termini di Roma è il Caos, un Caos assoluto, le persone sono troppe e sembra quasi che nessuno sa bene dove andare (a Milano c’è Caos ma i svariati passeggeri fanno di tutto per impedire ad altri passeggeri di prendere il treno che devono prendere!), appena si riesce ad uscire dalla bolgia dei passeggeri che escono dai svariati treni si viene catapultati in una vetrina quasi assoluta per lo shopping, ci sono vetrine e colori praticamente ovunque (a Milano ti costringono quasi a comprare [a meno che tu non sai il trucchetto che sta nel correre subito fuori se no le vetrine come delle moderne sirene ti accalappiano e si finisce a comprare una gondola veneziana [e si è a Milano, avete presente quelle orribili gondole di plastica che tutti i tedeschi comprano poiché pensano che l’Italia sia una sotto specie di regione sotto sviluppata? Ecco le vendono a stazione centrale di Milano!] o altre cazzate del tutto inutili che costano una fortuna per la serie Milano è a nord e non fregano i turisti e questa è solo una delle tante cose di ciò che è diventata Milano!), ma basta essere vaccinati dallo shopping stronzo e si può soprassedere ai svariati colori e vetrine (infatti, stranamente questo è stato uno dei pochi viaggi in cui ho speso realmente poco e la cosa è realmente strana conoscendomi e conoscendo le mie proverbiali mani bucate!), io lo fatto e sono uscito dalla stazione; un colpo apoplettico, il traffico romano, che non è un traffico normale, ma manco per il cazzo, è caotico ma calmo, un caos quasi controllato (poi ho imparato come vivere il traffico romano!), talmente controllato che ho rischiato di finire sotto a una macchina che superava a destra e che credo che l’autista mi abbia cordialmente mandato a dare via il culo, questo è successo nell’arco di un paio di minuti!
Appena uscito dalla stazione mi sono imbattuto in una prosperosa fanciulla che asseriva d’essere una ragazza madre, che mi chiedeva cortesemente qualche spicciolo per la sua causa, non ne avevo o meglio non volevo dare spicci a nessuno, e qui la stranezza che mi ha colpito, a Milano se dici no a qualcuno quest’ultimo ti rompe i coglioni fino a quando non ottiene ciò che vuole, qui a Roma non è così, gli ho detto che non avevo spiccioli e lei (la presunta ragazza madre!) mi ha ringraziato, ovviamente dopo mi sono sentito in colpa per non averli dato nulla ma la mia colpa è stata sopraffatta da un tipo dello Sri Lanka che ha chiesto il mio presunto valoroso aiuto per chiamare a casa, il problema di base era che questo tipo aveva comprato quelle tessere intercontinentali che servono agli extracomunitari per chiamare a casa, la cosa sta che bisogna grattare un bordino argentato con un codice, appeno lo si è fatto bisogna chiamare un centralino dicendo il codice, con quest’ultimo si può chiamare dove si vuole, il problema di base con questo tipo è che non sapeva alzare la cornetta, in parole povere ho dovuto compilarli il numero del centralino e lasciarlo lì al suo destino, se sia riuscito a chiamare a casa o no non lo so e sinceramente non è uno dei mie pensieri, dovevo mangiare in primis e in secondis aspettare S. che doveva venire a prelevarmi dalla stazione portarmi al B&B di C. !
Sono a Roma e quindi come primo pranzo (in teoria!) dovevo cercare di mangiare romano (un po’ come andare in toscana [che è perennemente nel mio cuore!] e non mangiare la fiorentina [che in teoria in Toscana la chiamano la bistecca e concordo con questo termine anche perché sono fortemente convinto che una bistecca da un paio di grammi non è una bistecca ma dal chilo in su!], sarebbe una bestemmia!) e invece ricordando il concerto dei NIN ho mangiato al Mc Donald davanti alla stazione (e qui dovrei raccontare una storia delirante del mio viaggio di ritorno dal concerto, in poche parole il bus che doveva portarmi a stazione è arrivato in ritardo e di conseguenza ho perso l’ultimo treno e quindi per passare il tempo sono andato dal MC davanti alla stazione che quella sera era pieno di spettatori del concerto e che purtroppo ha chiuso prima facendo sì che io “dormissi” per la prima volta in stazione!) il delirio sta che mi sono fatto superare nella fila da duemila cingalesi (i quali prendevano solo un cono gelato [ma porcaccia la miseria perché comprare un gelato al MC?] e ci mettevano un secolo per decidere!) ma ero in vacanza e quindi la calma mi pervadeva, quindi non mi sono irritato più di tanto, se succedeva a Milano sono sicuro che mi sarei incazzato come una iena!
Prendo il mio pranzo, e lo mangio a fatica anche perché (e nonostante tutto non so darmi una spiegazione logica nonostante io sia altamente logico!) ero nervoso, di rivedere S.? Non credo, o almeno in parte sì, anche perché lo vista talmente poco che avevo quasi paura (anche se il termine è esagerato!) che non mi riconoscesse (caso mai avrei dormito [come ho già fatto dopo il concerto dei NIN!] fuori dalla stazione!) così non è stato ma questo è successo dopo, prima arriva l’attesa dal mio arrivo a Roma all’apparizione di S. (un oretta circa!), dopo mangiato ho deciso di farmi un giretto intorno alla stazione o meglio alla zona della stazione (una delle zone più multietniche in Italia [anche perché me lo ha detto dopo S. ma a dire il vero me ne ero accorto anche io!]!), tralasciando per un secondo la seconda macchina che ha tentato di stirarmi (una panda bianca tra le altre cose, e crepare sotto una panda è alquanto disarmante per me, almeno se vuoi stirarmi fallo con stile, che so con una Porche o una Ferrari!) devo parlarvi di uno dei tanti personaggi che ho avuto la “fortuna” di incontrare, so che molti di voi meravigliosi lettori non crederete a ciò che leggerete e fidatevi ci credo a stento anche io se non fosse che lo visto con i miei occhi, in mezzo a una strada (che manco a farlo apposta era estremamente trafficata [e qui la domanda sorge spontanea, esiste una strada a Roma non trafficata?]!) un tipo sovrappeso si è messo a palleggiare con la testa, indossava una maglietta del Brasile, dei calzoncini azzurri e delle calze che gli arrivavano al ginocchio, vestito così come se nulla fosse si è messo a palleggiare, il perché è chiaro (chiedevo l’obolo sacrosanto per la sua dimostrazione [ho visto molti tedeschi, si lo erano anche perché erano vestiti da tedeschi, fare fotografie e sghignazzare della performance, ora vorrei ricordare a quei mangia crauti , che aimè ci governano, che quando NOI avevamo le terme, le fognature e i palazzi loro si scaldavano le bistecche sulle palle, giusto per dirne una!]!) ma la cosa in sé e di per sé mi ha lasciato basito anche perché è apparso dal nulla e ha incominciato a palleggiare rischiando di finire sotto a una macchina.
Ho girovagato per un paio di minuti non di più poi mi sono ridiretto alla stazione e qui l’ennesimo delirio, uno dei tanti è stato un barbone (non so come si scrive nel political correct [come se m’importasse qualcosa del political correct!], quindi lo scriverò in italiano, che tra le altre cose ha due milioni di sfumature letterali per descrivere una singola cosa, giusto per ricordarlo hai tedeschi scalda bistecche sulle palle!) che vedendomi fumare mi ha chiesto una sigaretta, era l’ultima del pacchetto e lui non ha insistito (cosa che mi è capitato di notare è che a Roma nessuno insiste [oggi ventidue settembre, a fare l’aperitivo un filippino mi si è incollato per dieci minuti per vendermi delle rose, di cui sono allergico tra le altre cose, cosa che a Roma non succede!], poi ho scoperto il perché ma per questo c’è tempo e inchiostro!), in compenso ha ravanato nel posacenere fuori dalla stazione per trovare un mozzicone (probabilmente il mio!) di sigaretta con un po’ di tabacco, ciò che ha cercato dopo non lo dico anche perché sembrerebbe che invece che a Roma sono finito in un paese del terzo mondo (cosa che Roma non è ma anzi è superiore a moltissime città italiane e internazionali!), a parte il barbone c’è stato un napoletano (lo era anche perché ho riconosciuto l’accento visto e considerato che vivo da anni vicino a una famiglia napoletana [che porca troia ascolta quella merdossisima musica napoletana che prosciuga le palle!] quindi riconosco il dialetto!) che ha cercato di vendermi delle calze e dei spiritini (cosa siano quest’ultimi non lo so e cercherò di non saperlo mai!), ovviamente essendo di Milano non gli ho dato nulla e non ho comprato niente in compenso mi ha scroccato una sigaretta (il pacchetto quasi nuovo di sigarette lo quasi finito fuori dalla stazione, credo di aver dato una decina di sigarette a tutti gli indigenti che sopravvivono fuori dalla stazione di Milano prima [un cinque o sei, tra cui la solita falsa madre a cui hanno rubato il portafogli e che non sa dove va un treno e che mi chiede immancabilmente un euro per prendere il biglietto, che poi con un euro non prendi manco la metropolitana ma tant’è!] e a Roma poi!) la cosa che mi ha dato fastidio è che mi ha toccato (odio profondamente il contatto fisico non voluto, o meglio, se la mia ragazza o la mia partner che dir si voglia, mi va più che bene ma se è uno sconosciuto la cosa mi fa incazzare molto ma molto!) per salutarmi, dopo il napoletano arriva una chiamata, o meglio un SMS (che tra le altre cose lo ancora memorizzato nel cellulare ma che non riporterò qui su questo ennesimo De Bello!), che mi comunica che S. è riuscita ad uscire prima, quindi arriverà prima, una quasi benedizione anche perché dopo gli svariati personaggi che ho incontrato in pochi minuti avevo il timore di chi potevo incontrare, non ho incontrato nessun’altro nella breve attesa (a parte un trans brasiliano che parlava in romanesco che mi ha chiesto indicazioni per una via che io ovviamente non sapevo!), ed eccola apparire vestita come un Man In Black S., era successo qualcosa (che ovviamente so e che ovviamente non scriverò anche perché primo non sono cazzi vostri e secondo se una persona a me cara [molto cara ribadirei!] mi dice qualcosa questa qualcosa me la tengo per me e solo per me, se vorrà ne parlerà lei e non io di sicuro [si tranquilla, si sto parlando proprio a te principessina, ciò che ci siamo detti rimarrà tra me e te anche il fatto del V.I.P., non potrei mai essere così stronzo, si ti sto facendo lo smiles che sorride con l’occhiolino!]!) che poi ho saputo, ma l’incontro è stato alquanto inteso (paragonabile alla prima volta che ho visto la mia meravigliosa sorelluccia!), non eccessivamente intenso ma il giusto valore d’intensità, ovviamente vederla vestita così mi ha fatto ridere (e me ne scuso ma S. lo sempre vista vestita in un certo modo e vederla vestita così era come se il Papa [lo messo di maiuscolo non per rispetto ma perché se non lo scrivo così word me lo corregge!] bestemmiasse nell’angelus!) e me ne scuso intensamente e (piogamente ovvero una desinenza del verbo PIO!) con S. per la mia risata mentale!
Arrivati a questo punto (s)focale di questa narrazione di ciò che ho fatto e non ho fatto a Roma mi sembra a dir poco giusto (anche per voi meravigliosi lettori!) parlarvi del mio rapporto con S., ok (molti, anzi troppi, pensano chi sa che e sbagliano alla grande!), con questa mia visita a Roma è la terza volta che vedevo realmente S., ovvio, ci siamo sentiti per altre vie, tra cui skype e facebook, la prima volta è stata nel congresso toscano sul essere bipolare (amo chiamarlo così mentalmente!), chi avrà letto quel De Bello si sarà accorto che non appare o quasi, lì lo conosciuta effettivamente, la seconda volta è stata per il NPC appena passato (narrato [adoro questa parola, potrei usarla in qualsiasi frangente!] nel De Bello nel Delirio dove ne parlo molto di più anche se mai approfonditamente!) ovvero a fine giugno del duemiladodici, forse sbaglierò (anzi ne sono sicuro!) ma al NPC la nostra amicizia (nonostante la distanza quasi siderale!) si è cementata ovvero, se prima mi poteva vedere come un povero pirla milanese buono solo a fare battute cretine (di cui ne sono maestro [e qui il Bro, si ci entri pure te il questo De Bello ormai sei una presenza fissa!] e me ne vanto con i pochi amici che ho!) dopo il NPC mi ha visto (e qui posso sbagliare anche se ne dubito!) per ciò che sono, la cosa non è facile (ed è stata l’unica nell’universo [e qui non sto scherzando ma sono serio come non mai!] a tracciare un profilo psicologico reale su di me [a proposito principessina ti ho mai ringraziato per ciò che mi hai detto? No?, ok lo faccio ora, GRAZIE!] la cosa che mi ha lasciato a bocca aperta è stato che mi ha capito realmente senza quasi conoscermi!) ma lei ci è riuscita, ok chiudo questa parentesi d’elogi quasi fuori luogo (ma poi a voi che ve ne fotte… sto scrivendo io mica voi e fino a prova contraria scrivo quello che voglio!) ma dovuti, tornando a bomba, vedo S. fuori dal MC vestita da Man In Black che mi sta parlando al cellulare (i miei timori sul fatto che non mi avesse riconosciuti si sono dissolti quando ha alzato la mano e mi ha mandato allegramente a fare in culo!).
Prendiamo un tram e qui vengo a conoscenza del concetto di distanza che vige a Roma, ovvero, se per un romano la cosa è a vicina vuol dire che ci sono da percorrere tipo quaranta chilometri (ed è normale visto che Roma è tanta ed è enorme in tutti i sensi!), percorriamo la strada (che non finiva mai!) e arriviamo al Bed and Breakfast gestito da C. (che da oggi ventidue settembre duemiladodici è mia amica su facebook!), sono tipo le due, o tre, l’orario è alquanto irrilevante, arriviamo e la prima cosa che noto è Tank Girl (fumetto che ho amato e adorato nella mia ormai lontana infanzia!) su una porta (che poi scoprirò essere la stanza di C.!) sembrerà una cosa banale e di poco conto ma essendo un creativo (non chiamatemi scrittore o artista se no m’incazzo [e scriverò una cosa su questa cosa!]!) i particolari mi colpiscono, C. è amica di S. una cosa inutile da scrivere lo so, ma chi sa perché la volevo scrivere, comunque, ora a Roma ho una base, ovvero, un luogo dove arrivare, un punto di riferimento che ho scoperto facile da raggiungere (ci arrivano due tram e quindi è praticamente impossibile sbagliarsi!), dovrei parlare dello studio di C. (che adoro alla follia!) ma ci vorrebbero pagine e pagine per descriverlo tutto, sappiate solo che è lo studio che io agogno da anni, ok, ne parlerò, ma dopo, ora fissiamoci sul nostro arrivo ok?
Arriviamo a casa di C. (con il non sapere se abitava al terzo o al sesto piano, poi viveva affettivamente al sesto piano!), ci mostra la stanza con specchi a dir poco inquietanti, o meglio posizionati in modo a prima vista inusuali, ma se ci si pensa bene sono posizionati in modo geniale (ci sono foto che possono affermare la mia teoria!)… ed è stato in questo momento che per la prima volta nei mei trentadue anni di vita su questo pianeta che mi sono sentito un verginello, ho visto che lavoro fa C.!
Parliamo di C.?
Parliamone, è una creativa a trecentosessantaquattro gradi o meglio è ciò che io considero tale, mi sono sentito un verginello entrando nel suo studio, mi sono sentito tale perché lei riesce a montare video e musica (so che per molti di voi sarà una cazzata ma per me è una cosa a dir poco grandiosa la magia di vedere frammenti colorati che diventano un qualcosa di solido [tipo i lego e forse è anche per questo che amo i lego!] ovvero un video!) cosa per me che ha del fantascientifico, cosa che per S. è una parassi tra le altre cose, ho promesso poc’anzi di parlarvi del suo studio e ora lo farò, cercherò di essere il meno possibile lecchino e adulatore, lo giuro, ma a parte tutto adoro il suo studio (spero che C. non se la prenda se chiamo il suo studio con questo nome!), lo adoro perché è pieno, alle pareti ha poster (che non posso catalogare mentalmente perché sono troppi, ma troppi davvero!) ovunque, ha dei Dylan Dog, ha oggetti strani posati sul pavimento, ha tre schermi per il P.C. (di cui ho saputo poi il perché ma la cosa è lunga da spiegare, diciamo che per chi monta dei video ha bisogno di una visione “reale” di ciò che sta montando e quindi ha bisogno di uno schermo per lavorare e uno per vedere cosa ha effettivamente fatto a schermo pieno!) e ha smiles appiccicati su una specie di lavagna delle medie (quelle bianche dove ci si scriveva solo e unicamente con i pennarelli che si potevano cancellare
!), il resto è da vedere non si può descrivere…. È tanta ma tanta roba (per i pochi fortunati che hanno visto casa mia posso dire che al suo confronto casa mia è vuota e minimalistica!).
S. mi ha presentato a C. come un nerd (e effettivamente lo sono al mille per cento!) e come uno scrittore (cosa che non sono, o meglio scrivo ma ciò non fa di me uno scrittore!), abbiamo preso un caffè (e stranamente [Che M., ovvero il ragazzo di C. non me ne voglia!] C. mi fa una tenerezza da morire e non so il perché, lo fa e basta, forse per la voce, non so comunque!), S. ha risposto a un milione di telefonate per poi essere al mille per cento per me (cazzo principessina sei stata grandiosa nonostante tutto, mi hai fatto da Virgilio perfettamente ma ricambierò quando verrai a Milano [a parte giocare con i miei lego star wars ovviamente!]!), arriva il pomeriggio, cosa ho fatto nel pomeriggio?
Semplicemente ho parlato, o meglio ho parlato con S., ho sparato cazzate a profusione (forse troppe o forse no, ma solo il tempo potrà dirlo!) e ho dato il mio regalo a S., una cosa preziosa? No, una cosa di valore? Assolutamente no, semplicemente (dopo ore e ore a parlare su skype!) gli ho regalato un AT AT della lego (se non sapete cos’è non avete mai visto Star Wars quindi meravigliosi lettori ora andate a vedervi la trilogia classica e poi tornate… fatto? Bene!) del calendario dell’avvento della lego star wars…. Si, insomma un regalino a cazzo!
Il pomeriggio è passato così con me e S. distesi su un letto a parlare (per la maggior parte di cazzate assolute [anche perché aveva bisogno dello Jonas buffone che la fa ridere e su questo sono un fottutissimo rettore di una fottutissima università!]!) e ad aspettare l’orario per l’aperitivo e quell’ora è arrivata!
Di solito l’aperitivo a Milano si fa dalle sei alle otto di sera, anche perché poi c’è d’andare al ristorante e poi in discoteca questo succede a Milano, a Roma no, a Roma è il perfetto contrario (so che è un ossimoro ma è così!), tralasciando per un secondo che l’Happy Hour nel resto dell’Italia è arrivato dopo rispetto a Milano (già a inizio, metà, anni novanta a Milano era una realtà concreta e che nel resto d’Italia lo chiamano apericena…!) ma l’aperitivo a Roma dura almeno due ore di più, che non è un male sotto molti punti di vista, ma ora sto perdendo la linea generale di questo De Bello, ok, ci sono, dopo un viaggio a piedi a dir poco biblico arriviamo in un locale (frizioni e marcie o qualcosa di simile, di solito non noto mai il nome dei locali se ci vado una volta sola, ovviamente mi ricordo benissimo tutti i locali che ho frequentato in passato a Milano ma a Roma l’aperitivo non lo avevo mai fatto [ebbene si principessina mi hai sverginato sotto questo punto di vista!]!) e ci facciamo l’aperitivo (ok, era a Trastevere, uno dei luoghi nel mondo che una persona dovrebbe vedere almeno una volta prima di morire, io lo visto più volte e quindi se dovessi morire domani sarei altamente felice!) uno Spritz con il Bitter (so che a Roma non lo chiamano così ma ahimè è il suo nome!) a testa, bisogna dire che S. non regge benissimo l’alcol (e so che voi maliziosi lettori penserete che ne ho approfittato… e invece no, ero, sono e sarò sempre un gentleman!) e il proseguo della serata si è snodato nella zona dei universitari di sinistra dove dietro a un chiosco ho pisciato per un bel po’, quando dico per un po’ intendo che la mia pisciata (la prima a Roma!) è durata un’eternità e non sto scherzando, era presto e quindi abbiamo fatto un bis, S. con un prosecco (l’unico vino [se vino si può chiamare!] che beve!) ed io con ciò che avevo preso prima, giusto per non abbandonare le buone maniere, ma qualcosa è successo su quel tavolino fuori mentre bevevamo…. No, non abbiamo limonato duro e non ho fatto nulla di “sconveniente”, è successo semplicemente che davanti a noi c’era una coppia che si amava, o meglio lei amava il suo uomo ma il suo uomo voleva entrarli semplicemente nelle mutandine… da questa scena è nato un mio monologo recitato a S. durante il tragitto che ci portava a casa, o base che dir si voglia, di cosa ho parlato? Siete alquanto curiosi indelebili lettori e visto che per questo De Bello ho deciso di scrivere tutto… ecco il monologo!
In parole povere ho spiegato a S. come la penso sull’amore che prova una donna rispetto ad un uomo, asserisco (e ne sono ancora fortemente convinto!) che un donna ama di più di un uomo, questa mia teoria è facilmente visibile, pensate per un secondo quante donne nonostante tutto amino il proprio compagno, pensate a quante donne che vengono picchiate a sangue dal proprio compagno e nonostante questo rimangono accanto ai loro aguzzini, qui la mia teoria, l’uomo può amare una donna e magari l’ama alla follia ma solo per un periodo breve di tempo rispetto la donna, la donna ama e amerà sempre la persona a cui ha voluto donare il cuore (e qui avrei esempi su esempi su fatti reali di cui non ne parlerò qua, magari in un futuro [ma ne dubito!]!), S. può essere un esempio? Direi di no anche perché lei ha sotto quattro coglioni (non due!) quadrati, è una donna che sa di certo cosa vuole e cosa non vuole e ciò che vuole l’ottiene comunque ( guarda caso è ciò che faccio io e guarda caso è una delle poche persone nell’universo che mi hanno capito realmente per ciò che sono realmente e non per le svariate maschere che indosso con il mondo!), ma il vederla triste dopo la visione della coppietta e dei loro sguardi mi ha lasciato l’amaro in bocca, mi ha fatto sentire impotente (una sensazione che non provo mai!), se avessi potuto avrei fatto qualsiasi cosa e anche di più per far sì che non avesse quello sguardo e quella faccia triste…non so se ci sono riuscito, credo di no comunque, sono bravo a tirar su di morale (e su questo nessuno può dire l’inverso [basta dire che la barzelletta del caffè fa ancora ridere!]!) e magari quando siamo andati a letto sono riuscito per un micro secondo a renderli il sonno piacevole (ed ecco no, non ho fatto nulla con S. se si esclude un bacino sulla fronte, ma se questo viene considerato sesso allora deduco che Gesù cristo abbia fatto più sesso di me!), come si conclude questo primo giorno di questo ennesimo De Bello?
Ciò che è successo lo scoperto la mattina seguente visto che ho rubato abilmente le copertine che in teoria ci dovevano coprire, si, ebbene si, ho fatto dormire all’addiaccio S. visto che mi sono rotolato dentro la copertina… ho già scritto che il letto era talmente duro che la metà bastava? No? Bene lo dico ora che dopo giorni ho ancora mal di schiena e costole che fanno i cazzi loro, dovuti anche da una “sciura” di colore che voleva passare a tutti i costi, i costi sono state le mie costole andate a troie ma questo è successo nel secondo giorno, quindi chiudo qui il primo giorno di questo De Bello romano….

2 commenti:

-132-

E si è quasi in inverno, la centotrentaduesima puntata della Cimice, buona lettura! Di Maio (o che per lui!) sfida Renzi in un faccia a ...