martedì 3 febbraio 2015

-Il ragazzo di P.-

-Il ragazzo di P.-


Mi sono sempre chiesto quale sia il rumore, o il suono che dir si voglia, che fa una pallottola quando trapassa un cranio.
Non è sempre stato così, ho scoperto il tutto dopo mesi e mesi, la cosa al inizio non mi dava così tanto fastidio a parte la cartucciera di cellulari che suonavano a qualsiasi ora del giorno e della notte, dopo un po’ ci si fa l’abitudine a sentire tante suonerie mono acustiche, pensare che tutto è incominciato con un drink offerto ad una ragazza.
Sono sempre stato un ragazzo di saldi principi, allevato bene, gli studi giusti con i professori giusti, diploma prima e laurea in scienze politiche poi, una carriera luminosa davanti a me e poi l’amore verso una donna ha mandato a carte quarantotto tutto, non è stato subito amore, c’è voluto un bel po’, la vedevo sempre in locali alla moda, poi ho capito il perché li frequentava, al apparenza sembrava una ragazza normale, magari troppo bella per quei locali ma ogni volta che la vedevo ero il primo ad offrirli da bere e a farla ballare e lei accettava con un leggero rossore sulle guance e quando ballava illuminava tutta la pista da ballo e il sapere che ero io il suo principe, anche per pochi minuti mi riempiva d’orgoglio.
Il corteggiamento è durato molto come è durato tanto il tempo che ho dovuto aspettare per fare l’amore con lei, tre mesi, aveva sempre un malore, un problema al lavoro e non mi ha mai detto che lavoro faceva.
Dopo la laurea ho voluto prendermi una pausa dallo studio e dalla ricerca spasmodica di un lavoro e passavo tutto il tempo tra i vari locali che lei frequentava dopo quasi un anno di corteggiamento, finalmente, il quattordici febbraio è diventata la mia ragazza, all’epoca vivevo ancora con i miei e la prima cosa che ho fatto è stata cercarmi una casa, il nostro nido d’amore, trovata la casa siamo andati ad abitare insieme ed è qui dopo una settimana di convivenza che ho scoperto che lavoro faceva.
Sulle prime è stato uno shock, non sapevo come prendere la notizia, dopo una notte a bere come una spugna mi sono auto convinto che in fin dei conti era un lavoro come un altro, l’importante per me era che lei era mia il resto non contava, mi bastava il mio sentimento per tenere il tutto a galla e così è stato per un bel po’ di tempo.
Mi sono trovato un lavoro ben retribuito, molto ben retribuito, pensavo facendo così che lei non lavorasse più, il problema di base era che a parte il lato economico a lei piaceva il suo lavoro, potrei azzardare che adorava il suo lavoro e fino a quando poteva lo avrebbe fatto, di questo fatto non me ne sono mai capacitato del tutto, accettavo tutto.
Accettavo le chiamate.
Accettavo le varie pagine web.
Accettavo che lei guadagnasse dieci volte più di me.
Accettavo tutto, senza mai una scenata, senza mai un litigio, pensavo che mi amasse come io amavo lei, me ne volevo convincere, ma non era così, non è mai stato così.
I primi problemi sono sorti quando il mio rendimento al lavoro stava calando drasticamente, ricevevo rimproveri su rimproveri sia verbali che scritti e la cosa buffa è che più io affondavo più lei si innalzava sempre più, quando ha deciso che voleva lavorare da casa, la nostra casa, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso!

Passavo gran parte del mio tempo libero in squallidi bar a bere e bere e basta, aspettavo che finisse di lavorare, se prima aveva degli orari da quando decise di lavorare da casa quest’ultimi erano spariti, ero un perfetto estraneo a casa mia, non potevo rientrare quando volevo, non potevo riposarmi dopo una giornata di lavoro, in pratica vivevo più al lavoro e nei bar che a casa mia e vivendo questa vita, che non è vita, i nostri rapporti sessuali si erano ridotti al lumicino, passavano mesi e mesi prima di poter vedere la mia ragazza in biancheria intima, vederla nuda era praticamente impossibile, la mia vita è continuata così per cinque anni fino a oggi, oggi lei lavora fuori, ho la casa tutta per me, una casa che non riconosco più, una casa che non è più la mia, la nostra, casa, è qualcosa di alieno, qualcosa di estraneo, qualcosa che non riconosco più, se non ci fossero le mie mutande nel cassetto direi che questa è una casa qualsiasi, una casa dove sono entrato di soppiatto senza fare rumore per poter respirare e vivere una vita che non è la mia, una vita di cui ho solo il ricordo, una vita che poteva essere diversa se m’innamorava della persona giusta o per lo meno di una persona diversa, una vita che non è più una vita… BANG!    

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