mercoledì 4 febbraio 2015

-Campari con bianco-

-Campari con bianco-


Non è mai bello prendersi una tranvata sui denti, anzi diciamo che nessuno vorrebbe prendersela, poi ci sono tranvate e tranvate, la tranvata che si è preso in piena faccia non riguardava l’amore o i problemi finanziari ma altro… la salute, non era malato di qualcosa d’incurabile, di un male oscuro e cattivo ma doveva seguire una dieta e uno stile di vita molto rigoroso, doveva in poche parole essere integerrimo nei suoi confronti, doveva fare palestra, prendere tutti i medicinali e seguire una dieta rigorosa ed estremamente rigida, doveva fare tutte le analisi almeno un paio di volte al mese; il fatto è che lui non seguiva nessuna di queste regole!
Il brutto di quando ti diagnostica una malattia, e si parla di una malattia qualsiasi, la primissima cosa che un essere umano fa è cadere in una profonda depressione, e tutti sanno che è così, il brutto nel cadere in depressione è che il cervello va in pappa e si cerca qualsiasi cosa per farla passare, lui aveva scelto la cosa sbagliata, credeva di non aver bisogno di uno psicologo, incominciò a bere, ma non a bere fino ad un certo punto (ovvero quando il proprio fisico ti dice: “Basta ora smettila!”!), lui continuava, si sentiva felice nell'ingollarsi tutto ciò che aveva una parvenza d’alcolico e continuava fino a che non perdeva i sensi e alla mattina ricominciava il solito tram tram alcolico.
Il destino con lui non fu clemente, dopo la diagnosi e il suo embrione di problema d’alcol li cadde sulla testa un’altra tegola bella pesante, era sposato e aveva pure un figlio, non fu alcol a farseli lasciare scappare ma una strada di provincia buia e bagnata che fece sbandare la macchina dove sua moglie e suo figlio persero la vita per una banale sbandata, se non fosse una tragedia, ci sarebbe da ridere perché la moglie e il figlio stavano andando a prendere un regalo per lui poiché a breve avrebbe compito gli anni, quarantanni’anni, la sua famiglia pensava di farli un orologio d’oro con una dedica e l’unico orafo che era disposto a farglielo era in un paesino poco lontano dalla sua città.
Se prima l’embrione dell’alcolismo era giustappunto un embrione al funerale della sua famiglia esplose e crebbe e diventò un vero problema, non pianse quel giorno, non versò nessunissima lacrima quando le due bare calarono nella fredda terra, niente di niente, era ubriaco non si accorse quasi di nulla ma è poi che vennero fuori i vari sensi di colpa e la tristezza, se prima soffriva di depressione dopo il funerale la sua depressione diventò qualcosa di più forte, qualcosa di inimmaginabile e tutto crollò come un castello di carte in mezzo alla tempesta!
Non si riprese più, non volle farlo, il dolore fisico che provavo veniva amplificato dal suo stato mentale e in queste condizioni non poteva non rivolgersi alla sua cara vecchia bottiglia, non aveva più limiti, beveva sempre ogni minimo secondo in cui era sveglio beveva e se prima faceva un minimo di cernita su cosa bere ora beveva tutto, qualsiasi cosa, finì in T.S.O. un paio di volte e ne uscì più incazzato col mondo, fu dichiarato incapace di intendere e di volere a causa dell’abuso d’alcol, non era più lui, sinceramente parlando non voleva neanche lui essere più lui, voleva semplicemente dimenticare tutto, dimenticare ogni singola cosa e il vivere in un perenne stato d’ebrezza lo aiutava (o almeno così pensava, anche perché più beveva e più la depressione diventava forte e più lui ricordava tutto, quasi lucidamente!), il fatto è che se una persona vive in questo stato capita che fa una cazzata e lui la fece!
Successe tutto in un attimo, un secondo di lucida follia, un secondo buono a distruggere tutto, uno sprovveduto che non lo conosceva (nella sua zona dove abitava o vegetava che dir si voglia tutti lo conoscevano e tutti sapevano che era meglio stargli lontano il più possibile!) fece una battuta di troppo, commise un errore fatale visto che si ritrovò con il cranio fracassato da una bottiglia di vino da quattro litri, il delirante fatto fu che lui non se ne andò ma continuò ad offendere lo sprovveduto per minuti e minuti fino a quando una volante della polizia lo prese (con fatica e con qualche ferito!) e lo portò in carcere, le accuse erano pesanti, omicidio, un’accusa da cui non se ne esce mai bene.
Finì in carcere, non poteva bere in carcere, il suo dolore continuò a tormentarlo giorno e notte e le sue urla di notte echeggiavano per tutto il penitenziario, non riusciva a tenere lontani i suoi fantasmi, le sue colpe e il suo lancinante dolore, urlava e urlava; urlava talmente tanto che fu trasferito in isolamento e anche qui urlava giorno e notte, non rimase molto in carcere, fu trasferito in un centro psichiatrico per farsi curare e per scontare ciò che li rimaneva della sua pena.
L’ospedale era bello e luminoso ma lui non riusciva ad ambientarsi, dopo il carcere non riusciva più a camminare e i tremori convulsivi non si placavano mai, mai un secondo di requie, stava tutto il giorno a letto strafatto di antidolorifici, dormiva tanto, troppo, dormiva sempre e dormì fino alla fine della sua pena, lo stato che lo aveva rinchiuso decretò che ormai poteva ritornare alla vita normale, fu dimesso con ciò che aveva addosso al momento dell’arresto, una maglietta lurida e incrostata di vomito, un paio di jeans che avevano visto tempi migliori e una giacca anch'esse di jeans di una taglia inferiore alla sua corporatura, fu rilasciato dopo anni e lui fu spaventato e sconvolto dalla libertà appena riottenuta.

Ricominciò a bere anche più di prima, facendo così credeva che i suoi fantasmi e il suo lancinante dolore lo potessero lasciare in pace, per un breve periodo fu così, nessun fantasma ne dolori apparvero all'orizzonte, nonostante non si sentisse gagliardo continuava a vivere la sua vita, una vita fatta da quartini e da bottiglie, una vita che nonostante tutto gli piaceva, amava stare in un oblio alcolico, lo adorava quasi, ma (e c’è sempre un ma!) una vita così non può durare molto, la sua vita durò anche troppo per come conduceva la sua vita, aveva sessantanni  quando ritrovarono il suo corpo maciullato da un treno provinciale, tutte le perizie e tutti i vari test della scientifica sono concordi nel dichiarare che l’alcol nel suo corpo superava di gran lunga la sopportazione fisica dell’alcol, nessuno saprà mai se si suicidò o se era talmente ubriaco da non sentire il treno che pose la parola fine alla sua vita, l’unica cosa che si sa di certo è che non ha mai bevuto il Campari col bianco e non per scelta ma perché li dava acidità di stomaco.  

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