giovedì 18 aprile 2013

-Critica a "Movimenti" di Pino Casamassima-

Odio essere preso in giro da uno scrittore/giornalista/saggista/filosofo e chi più ne ha più ne metta!
Quando ho comprato questo volume (edito da Sperling & Kupfer per la collana "Le radici del presente"!) m'aspettavo di poter leggere un saggio accurato e preciso sui vari movimenti che si sono creati dagli anni sessanta a oggi, tralasciando per un secondo l'introduzione (che doveva farmi capire come sarebbe stato il testo ma ahimè ho il brutto vizio che quando inizio un libro lo devo finire assolutamente anche se il suddetto fa schifo!) che è scritta bene e che racconta in poche pagine l'Italia dagli anni sessanta a oggi, mi sono buttato a capofitto nella lettura e a ogni pagina m'aspettavo un commento o una minima descrizione su questi benedetti movimenti e invece nulla, nulla fino a pagina duecento (il libro ha trecentotrentuno pagine!) dove si parla dei movimenti moderni (No Tav e quant'altro!) ma allora di cosa parla questo libro?
Semplicemente parla della storia del mondo vista con gli occhi dell'autore (con la tipica spocchia dei laureati in filosofia dove regna il detto :"Io so tutto e tu povero imbecille non sai nulla!"!) che può essere interessante sotto un certo punto di vista ma che non lo è in questo caso anche perché per tutto il libro si respira l'aria di pippa mentale a quattro mani, la cosa che porta a noia la lettura di questo tomo è il continuo e tormentoso fatto della caduta del muro di Berlino sarà ripetuto almeno un centinaia di volte, ok, sei un malinconico del vecchio PCI e non riesci a raccapezzarti con le nuove sigle dei partiti, perfetto, ma non scartavetrare le palle con questo muro, è caduto e la Germania è riunita è un dato di fatto, non un'idea!
Un'altra pecca di questo libro (a parte la spocchia e il muro di Berlino!) è l'inconcludenza dei capitoli che sono eccessivamente lunghi con periodi degni di Proust (per fare un piccolo esempio, in un capitolo vuole parlare del Punk [cosa c'entra con i movimenti qualcuno dovrà spiegarmelo!], benissimo, ne parla per un paio di righe in quattordici pagine di capitolo però visto che l'autore deve far vedere che lui sa tutto si è messo a parlare dei Beatles cosa c'entrano i Beatles con i Sex Pistols non lo capito ma tant'è!) ma se fosse solamente la lunghezza materiale dei capitoli non esisterebbe il problema (uno come me abituato a leggere Joyce, Proust e saggi chilometrici di filosofia la lunghezza dei capitoli non è un problema!), il problema nasce quando si leggono questi capitoli, la più totale e alberante inconcludenza, parla degli anni ottanta e li descrive come il decennio più imbecille dell'uomo (vogliamo mettere gli anni settanta con i morti e le gambizzazioni?) per poi peggiorare negli anni novanta (nonostante la nascita di nuovi movimenti!), per questo che credo che un nostalgico non dovrebbe mai scrivere dei saggi (romanzi, poesie, pièce teatrali e quant'altro si ma saggi storici no!) perché è ovvio che ognuno ama il periodo storica dove è cresciuto e raramente parlerà male di quel periodo (come per me che non riuscirei a parlare male degli anni ottanta e novanta!)!
Di pecche e estreme cazzate il libro è pieno, di fantasiose ipotesi di un'economia e quant'altro, la cosa che mi fa arrabbiare è proprio il titolo, secondo me questo libro doveva chiamarsi :"Ecco come vedo il mondo che è la visione migliore in assoluto... IMBECILLI!" sarebbe stato più corretto e giusto e invece a abbindolato i lettori con un titolo che non c'entra nulla con il libro, volete leggerlo? Fate pure ma non aspettatevi chi sa cosa, se poi volete leggervi le chilometriche note fate pure (quasi me ne stavo dimenticando, lo scrittore ha il brutto vizio di fare citazioni su citazioni su citazioni e sono fastidiosissime per chi legge e di solito [Cacciari insegna!] chi cita troppo non ha una sua idea ben precisa e lineare!) ma prima di spendere quasi venti euro per questo libro pensateci su molto ma molto bene!  
  

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