mercoledì 6 luglio 2016

-La noia quasi quotidiana-

-La noia quasi quotidiana-


Le luci dei lampioni illuminano soffusamente la via quasi nebbiosa di un sabato sera!
I piedi si muovano meccanicamente, la sbronza animalesca che non vuole passare nonostante l’aria glaciale di un Gennaio degno di questo nome.
Si cammina, quasi barcollando, l’alcol s’abbassa nel sangue e dalla testa, si respira aria fresca a pieni polmoni, la vista quasi offuscata che ritorna normale, si vede una città nuova, rinnovata nel suo vecchiume!
Troie che danno ore e ore d’amore per pochi soldi!
I vari spacciatori che sembrano persone che aspettano qualcuno ma tutti sanno chi sono e cosa fanno!
Le forze dell’ordine che si fermano dal “porchettaro” perché a quest’ora si ha fame!
Ubriaconi cronici che vomitano colori simili all'arcobaleno su un muro mezzo scrostato con una scritta del tipo “inculoa tuti i sbiri della merda”!
Si passa avanti, una sigaretta accesa con fatica, una troia ti comunica che potrebbe renderti felice in un quarto d'ora, passi avanti, si sorride sotto i baffi e si prosegue, la sigaretta finisce, si fa il gesto delle corna e la cicca vola via, si cammina, nel freddo, la lucidità arriva, ti porta a camminare verso casa, l’accogliente e calda casa.
La finestra è aperta, l’aria glaciale pervade ogni singolo atomo di ogni singola parete, il pavimento e il soffitto, l’aria che colpisce in faccia, si sospira, il letto disfatto, gli abiti che volano e lo stravaccamento sul letto che puzza di troppe seghe in solitudine, in pieno stile uomo vitruviano ci si rimane per secondi o minuti, ci si volta e ci si ritrova in posizione fetale, le lenzuola che dovrebbero essere lavate che creano mosaici caotici attorno ad un corpo fisico che ha realmente bisogno di dormire o pensare!
Rivoltarsi per secoli in quell'ammasso di tessuto e odori spermali, è irrilevante il tutto, dormire, gli occhi aperti come fanali anti nebbia, guardare il soffitto, guardare la parete, guardare la finestra ancora aperta, chiuderla, il tepore che non si crea, il freddo che punge i piedi che cercano inconsciamente un minimo di calore, nessun calore, magari il rifare il letto si pensa, si vuole dormire ma non ci si riesce, si potrebbero fare mille cose alle tre di notte, invece non si fa nulla, nulla.


La sveglia suona un motivetto anni cinquanta, ci si sveglia, ci si guarda intorno, si pensa che è un vero schifo la casa di colei che fa tremare i polsi, che è stata elogiata e vituperata per secoli con quadri, scritti, odi e poesie, e si pensa che è proprio una “vita” schifosa la vita che vive la Morte! 

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