venerdì 30 novembre 2012


Come ben si sa (è una notizia uscita sui giornali domenica venticinque novembre duemiladodici!) Big S. vuole lasciare il PDL e creare un nuovo sfavillante partito (a sentire lui ma tanto si sa che smentirà il tutto!) e io modesto scribacchino voglio darli un aiuto per il nome del nuovo partito, quindi meravigliosi lettori lasciate la scheda elettorale delle primarie e beccatevi questa lista del venerdì:

  1. Partito della figa italiana!
  2. Partito Big S. papa!
  3. Presidente non mollare!
  4. Per Pato ministro dell'istruzione!
  5. Un gagliardetto del Milan in ogni casa!
  6. Partito mi consenta!
  7. Partito ricchezza e libertà!
  8. Con Fede Big S. presidente!
  9. Partito festini notturni a go go!
  10. Escort libere!
  11. Partito veline italiano!
  12. Partito letterine italiano!
  13. Partito bastacherespiranochetantoiohosemprevoglia italiano!
  14. Partito i comunisti ci sono ancora fermiamoli!
  15. Libertà e figa!
  16. Libertà e Bunga Bunga!
  17. Partito patto d'alleanza con la Russia ma solo quella di Putin!
  18. Partito nipote di Mubarak!
  19. Forza Italia 2!
  20. Partito mediaset italiano!
  21. Partito pro abolizione dei programmi contro di me!
  22. Partito l'Italia si è desta ma io non sono ancora venuto!
  23. Priapi italiani!
  24. Partito pro Arcore capitale d'Italia!
  25. Partito ghe pensì mì!
  26. Partito ricchezza italiano!
  27. Milano 2 for ever!
  28. Milano 3 for ever!
  29. Libertà e democrazia a modo mio!
  30. Partito anti PM comunisti!
  31. Partito basta magnà!
  32. Partito De Lutri è un uomo d'onore!
  33. Partito feste burlesque a go go!
  34. Partito igieniste dentali con quindici lauree!
  35. Partito cacciamo Gad dall'Italia!
  36. Rinnovamento italiano pro festini!
  37. Partito porte girevoli nelle carceri per i miei amici!
  38. Partito “Non sapevo cosa facesse in giunta!”!
  39. Partito una statua di Big S. in ogni casa!
  40. Partito Arcore libera!   

giovedì 29 novembre 2012


-Il suicidio del sistema-

E’ così che viviamo, assorbendo, mettendo in relazione, organizzando le nostre esperienze in modi che esprimono i nostri personali e originali bisogni di riferimento”
William T. Vollmann
Come un’onda che sale e che scende”


Capita a tutti gli scrittori (degni dei questo nome o meno!) d’arrivare ad un punto d’incazzarsi, infatti, tutti gli scrittori (chi più chi meno!) prima o poi scrivono qualcosa del mondo in cui vivono (Joyce attaccava l’Irlanda attraverso articoli che ad una prima occhiata sembravano innocenti e casti, Eliot idem, Proust ha incentrato la Ricerca del Tempo perduto sulla sua esistenza giovanile [qui si aprono svariate scuole di pensiero sul perché abbia scritto la ricerca, secondo il mio modestissimo avviso la scritta per ricordare {e ricordo, per chi non lo sapesse che Proust quando ha incominciato a scrivere seriamente la ricerca era già avanti con gli anni e non è stato un work in progress incominciato in tenera età e finita da un uomo anziano!}com’era da giovane e per autoricordarsi cosa si provava ad esserlo!] cambiando i nomi dei personaggi principali ma è riuscito a scrivere uno spaccato d’epoca o meglio la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova!)… io ho fatto lo stesso con i miei suicidi del sistema, a oggi (Quattordici novembre Duemiladodici!) ne ho scritti duecentoventicinque, diciamo fin da subito che ho impiegato un bel po’ di tempo per dare la giusta careggiata (circa una ventina di suicidi della “prima serie”!), la giusta careggiata per questi scritti era il lasciare fluire i miei pensieri che mi potevano o meno venire leggendo (o venendo a sapere!) determinate notizie, lo devo ammettere, quando ho incominciato a scrivere i suicidi ero ancora convinto che la “buona politica” ci poteva esserci, mi sono dovuto ricredere subito o quasi!
Se dovessi fare un esame di coscienza sulla prima serie di questi suicidi devo dire che i primi cinquanta suicidi erano di una banalità estenuante (a parte uno che ho scritto in Israele dove ero in vacanza e dove il giorno dopo il mio arrivo ci fu un attentato alquanto sanguinosa a Gerusalemme e i media italiano non ne hanno fatto parola [ed è stato proprio questo fatto che mi ha fatto ricredere e molto sull’imparzialità e sulla libertà reale di stampa in Italia!), cercavo d’essere spigoloso e incazzato e il risultato era un’accozzaglia di luoghi comune e cose già dette da giornalisti e scrittori di gran lunga migliori di me, ci fu una svolta estremamente importante sul mio modo di concepire mentalmente (ebbene si tutti i miei scritti sono anticipatamente pensati a lungo prima di finire sulla “carta” ed è per questo che prendo raramente appunti… ho la piena fiducia della mia mente!), la svolta fu nel scoprire la prosa meravigliosamente ricca e incazzata di Giampaolo Pansa (giornalista dall’innegabile talento che è riuscito a parlar male del PD sul riformista [una delle tante testate di sinistra!] e del PDL e di Berlusconi su Libero [giornale palesemente schierato col PDL!], un giornalista che se anche scrive trenta pagine di articolo si riesce a leggerlo tranquillamente e che arrivati alla fine ci si arrabbia perché è finito!), leggendolo ho capito che strada doveva prendere i miei scritti politicamente incazzati, ovviamente non raggiungerò mai la prosa spiccia ma ricca di Pansa (e ci mancherebbe altro, sono un novizio poco brillante su questo argomento!) ma ho provato ad imitarlo (male a dire il vero anche perché su certi temi sono alquanto più scurrile di Pansa!) e in alcuni casi l’imitazione è pallidamente riuscita, la cosa che mi ha divertito di più in questa prima serie (perché la scrittura dev’essere divertente e piacevole per chi scrive se no i “pezzi” vengono insipidi e i lettori lo capiscono [ed è proprio per questo che credo che Pansa scriva solo quello che vuole come e quando vuole!] eccome se lo capiscono!) sono state le liste dell’odio (la genesi delle mie liste del venerdì ma anche per loro avranno un capitolo a parte!) dove vomitavo tutto il mio odio verso determinate etnie e verso i politici italioti (e se la memoria non m’inganna fu proprio in una di queste liste che ho coniato il termine Big S. rivolto a Berlusconi [e da questo termine ne sono nati molti altri!]!), forse queste liste sono stati i miei suicidi di questa prima serie più apprezzati!
Questa prima serie è nata che al governo si era insediato da poco Romano Prodi per poi passare lo scettro del comando a Berlusconi, questo passaggio mi ha fatto capire (parliamo della seconda metà della prima serie!) che sotto, sotto, i politici sono tutti uguali e la mia fiducia nelle istituzione è scemata fino a sparire e fu con questo spirito che dopo pochi mesi dal centesimo suicidio del sistema ho incominciato subito con la seconda serie!
Se nella prima serie avevo toccato punti tipicamente italiani (di politica in primo luogo e dell’italiano medio in secondo!) nella seconda serie ho voluto allargare timidamente i miei orizzonti verso il mondo, ho toccato fatti di storia moderna e non; la mia insana curiosità verso i famigerati anni di piombo (che collocavo all’epoca della seconda serie subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e finiti [per ora, anche se le notizie smentiscono questa mia consapevolezza!] con gli omicidi di Dantona e Biagi!) mi hanno portato a scrivere anche di storia, con questi suicidi del sistema (ne scrivevo anche due o tre a settimana per poi pubblicarli poi!) ho voluto dire la mia su determinati fatti (i morti neri e rossi degli anni settanta/ottanta!) la cosa che può suonare strana (ma non per i studiosi di storia!) è che più venivo a conoscenza di determinati fatti tipicamente italiani (di cui mio padre e mia madre ne hanno vissuto quasi in prima persona [la Milano anni settanta e ottanta non era poi così un paradiso pre boom!]!) più l’orizzonte s’allargava e più il territorio italiano era riduttivo e quindi eccomi a scrivere di politica estera del presente e del futuro (un suicidio del sistema dimostravo come l’America non si sia evoluta nel fare le guerre dai tempi della guerra di secessione!), fu in questa seconda serie che mi sono totalmente discostato da tutti i partiti politici e da tutte le correnti politiche anche perché sono fortemente convinto (e ancora ad oggi ne sono convinto!) che uno scrittore o giornalista non può (per essere imparziale!) appartenere a nessun partito politico o corrente che dir si voglia perché deformerà irrimediabilmente la realtà dei fatti distorcendoli per dare il contentino al partito a cui appartiene… lo devo ammettere in questa seconda serie ho scritto dei scritti veramente incazzati (in alcuni di questi ho rischiato querele [tipo quando ho dato a Bondi del povero coglione buono solo a leccare il culo a Big S.!]!)!) ma il periodo era pronto alla mia prosa incazzata…. Ora non lo so se lo è, infatti, i miei suicidi (i primi venticinque di questa terza serie!) sono molto sporadici e nonostante che non calcolo ciò che può accadere nell’immediata pubblicazione sul mio blog (se dovessi incominciare a pensare alle reazioni non scriverei più!) ma l’incazzatura che ha investito tutta la seconda serie ha preso posto alla rassegnazione è brutto scriverlo ma ahimè più vado avanti e più l’ottimismo che potevo o non potevo avere è scemato… non sono affatto negativo (e qui Marcello [di cui scriverò un capitolo di questa mia biografia!] mi è testimone!) ma realista… forse è meglio essere idioti e ignoranti o per meglio dire italiani medi!

mercoledì 28 novembre 2012

-Il suicidio del sistema Vol. 3 26 “Ghetto”-


Ultimamente molti social network si stanno alzando contro l'omofobia a causa di un ragazzino che si è ucciso, la notizia che è trapelata indicava che questo ragazzino presunto omosessuale si sia ucciso perché dei suoi compagnucci di classe hanno avuto la “brillante” idea di sfotterlo quotidianamente e di creare una fan page sui facebook, il tutto (a quanto sembra!) è nato a causa di una foto dove si vedeva questo ragazzino che indossava degli abiti rosa e quindi nelle menti ristretti significava che il ragazzino fosse gay senza sapere che forse non lo era (o forse si, ma calcolando la giovane età del suicida non è detto che avesse scelto il suo orientamento sessuale!), la cosa che ha del delirante è che ancora a oggi duemiladodici c'è gente che critica o sbeffeggia altre persone per come si vestono, tralasciando per un attimo che qualche anno fa il novanta per cento dei “maschioni etero e quindi alfa” indossava capi rosa perché facevano tendenza, come ho già scritto non bisognerebbe inorridirsi perché un ragazzino presunto gay si sia suicidato ma dovrebbe far inorridire che un ragazzino si sia suicidato a causa delle angherie subite (e fidatevi ne so qualcosa sulla cattiveria dei bambini!), il voler sempre mettere un'etichetta sulle persone porta inconsapevolmente alla ghettizzazione, ora mi spiego meglio!
Lascio per un secondo la parola a wikipedia (ho cercato il termine ghetto!):
 Il ghetto è un'area nella quale persone considerate (o che si considerano) di un determinato retroterra etnico, o unite da una determinata cultura o religione, vivono in gruppo, volontariamente o forzosamente, in regime di reclusione più o meno stretto. In realtà il termine nasce per indicare il quartiere della città in cui gli ebrei erano anticamente confinati ad abitare, e completamente rinchiusi durante la notte.


 
Ghetto di Venezia
Il termine ghetto deriva dal Ghetto Venezia del XIV secolo. Prima che venisse designato come parte della città riservata agli ebrei, era una fonderia di ferro (dal veneziano geto, pronunziato ghèto dai locali ebrei Aschenaziti di origine tedesca, inteso come getto, cioè la gettata di metallo fuso), da cui il nome. Alcuni affermano che la parola derivi daborghetto, "piccolo borgo" o dall'ebraico get, letteralmente "carta di divorzio".[senza fonte]
Dall'esempio del Ghetto di Venezia il nome venne trasferito ai vari quartieri ebraici. InCastiglia erano chiamati Judería e nei paesi catalani call. Vale la pena di notare che il quartiere ebraico di Venezia (il Ghetto), era una parte ricca della città, abitata da mercanti e prestatori di denaro. Ai non ebrei non era permesso di vivere nel Ghetto di Venezia, e i suoi cancelli venivano chiusi di notte. A differenza della vicina Mantovadove più di 2.000 ebrei venivano rinchiusi la sera nel ghetto, Vespasiano Gonzaga aSabbioneta dette rifugio alla popolazione di religione ebraica, non ghettizzandola.
Nel Medioevo non c'era obbligo, per gli Ebrei, di risiedere nel ghetto. In vari luoghi, inoltre, come ad esempio a Forlì, potevano possedere terreni e fabbricati. Col Cinquecento, la possibilità si restrinse ai soli fabbricati.[1]
Solo successivamente, dunque, ghetto andò a indicare un quartiere povero.
Nel 1555 Papa Paolo IV creò infatti il Ghetto di Roma ed emise la bolla "Cum nimis absurdum" che forzava gli ebrei a vivere in un'area specifica e prevedeva una serie di restrizioni particolari, che sarebbero poi state in vigore per secoli.
Papa Pio V raccomandò che tutti gli stati confinanti istituissero dei ghetti e nel corso del XVI e XVIII secolo tutte le città principali ne avevano uno (con le uniche eccezioni in Italia, di Livorno e Pisa).
 
Per approfondire, vedi la voce Lista dei ghetti ebraici d'Italia.
Nell'Europa Centrale del medioevo i ghetti esistevano a Praga, Francoforte sul Meno, Magonza e altrove. Non ci furono mai ghetti inPolonia né in Lituania. (A Cracovia, in Polonia, il ghetto medioevale, Kazimierz, era quasi una cittadina staccata da Cracovia con sue proprie mura, solo con l'espansione di Cracovia divenne un quartiere della città stessa).
I ghetti vennero progressivamente aboliti e le loro mura furono demolite nel XIX secolo, seguendo gli ideali della Rivoluzione Francese. Quello di Roma fu l'ultimo ghetto a venire abolito in Europa Occidentale, nel 1870.
Una tendenza diffusa, soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli anni '90, è quella della ghettizzazione di lusso, ovvero quartieri dove si riuniscono e si "segregano" le parti più ricche della popolazioni, imprigionate in una cultura, economia, politica con sempre meno agganci con l'esterno, rendendo in questo modo il resto della città ininfluente e creando all'interno del ghetto una propria gerarchizzazione.[senza fonte]
I ghetti ebraici [modifica]
Le caratteristiche dei ghetti hanno subito molte variazioni con il passare del tempo. In alcuni casi, il ghetto era un quartiere ebraico con una popolazione relativamente benestante (ad esempio il ghetto ebraico di Venezia). In altri casi i ghetti connotavano impoverimento (ad esempio quello di Roma).
Gli ebrei non potevano acquisire terreni al di fuori del ghetto, e spesso nemmeno in quello. Dovevano in ogni caso vivere confinati all'interno dei ghetti, quindi durante i periodi di crescita della popolazione le case, spesso ormai piene, dovevano essere rialzate sempre di più. I ghetti avevano quindi strade strette e case alte e affollate. Ma la cosa più terribile era che il recinto del ghetto (proprio così veniva spesso chiamato) era chiuso da una o più porte. Queste venivano chiuse al calar del sole, per essere riaperte solo all'alba. Durante le ore buie gli ebrei non potevano per nessuna ragione allontanarsi dal ghetto. Spesso i residenti necessitavano di un visto per poter uscire dai limiti del ghetto anche durante il giorno.
I residenti del ghetto avevano il loro sistema giudiziario indipendente, come se si trattasse di una vera e propria piccola città nella città.
I ghetti nazisti [modifica]

 
Marzo 1941:Ingresso del ghetto di Radom,Polonia). La scritta sul cartello indica che l'ingresso nella strada è proibito a tutti i tedeschi, a firma del comandante della città, ufficiale delle SS e della polizia

 
Ghetto di Lublino. Dicembre 1940
Il nazismo ripristinò il sistema dei ghetti come tappa temporanea finalizzata alla realizzazione della «soluzione finale» in Europa orientale.
Durante la seconda guerra mondiale i ghetti servirono come contenitori in un forzosoprocesso di concentramento della popolazione ebraica, che ne facilitava il controllo da parte dei nazisti.
Gli abitanti dei ghetti dell'Europa orientale, trasportati da varie regioni europee, privati di ogni diritto, sottoalimentati e obbligati a lavorare per l'industria bellica tedesca venivano progressivamente deportati nei campi di sterminio durante l'olocausto.
Ghetto di Będzin
Ghetto di Białystok
Ghetto di Budapest
Ghetto di Cracovia
Ghetto di Częstochowa
Ghetto di Kolozsvár
Ghetto di Łachwa
Ghetto di Łódź
Ghetto di Lwów
Ghetto di Marcinkance
Ghetto di Mińsk Mazowiecki
Ghetto di Pińsk
Ghetto di Riga
Ghetto di Sosnowiec
Ghetto di Varsavia
Ghetto di Wilno
Ghetti afroamericani negli Stati Uniti [modifica]
Negli Stati Uniti, tra l'abolizione della schiavitù e l'introduzione della legge sui diritti civilidegli anni sessanta, regole discriminatorie (a volte codificate in legge[senza fonte]) costringevano spesso gli afroamericani delle aree urbane a vivere in determinati quartieri, che divennero anch'essi conosciuti come "ghetti", ad esempio Bronx a New York e Harlem a Manhattan. Poiché in questi quartieri dovevano vivere gli afroamericani di tutti i ceti, queste zone si affermarono spesso come dinamici centri culturali. Paradossalmente le leggi sui diritti civili degli anni '60, permettendo agli afroamericani più facoltosi di trasferirsi nelle "zone per soli bianchi" contribuirono al collasso economico di molti ghetti, il cui livello di benessere scese sotto la media, mentre gli indici di criminalità e di degrado urbano aumentavano.
La formazione dei ghetti e delle sottoclassi nere forma uno degli argomenti più controversi della sociologia.
In Losing Ground, Charles Murray sostiene che il liberismo creò dei poveri senza speranze. Murray sostiene anche che l'eleggibilità per i sussidi delle donne sole incoraggiò queste ad avere figli al di fuori del matrimonio, e che il sistema di assistenza sociale scoraggiò tutti dal lavorare. Questa teoria non ha incontrato una vasta accettazione. I suoi oppositori puntualizzano che negli anni settanta, quando il totale degli assegni di sussistenza diminuì, le nascite fuori dal matrimonio aumentarono. Murray inoltre non coglie il fatto che, anche se la percentuale di neri nati fuori dal matrimonio aumentò tra gli anni '60 e i '70, la percentuale di donne nere che avevano bambini fuori dal matrimonio diminuì.
In The Truly Disadvantaged, William Julius Wilson sostiene che l'accesso facilitato alla sussistenza ebbe poco effetto sulla decisione delle donne di avere dei figli. Wilson invece sostiene che fu lo spostamento dei lavori più umili nei sobborghi e nel sud degli Stati Uniti a causare l'isolamento economico dei neri nei ghetti: il cosiddetto "disadattamento spaziale". Wilson spiega che l'alta percentuale di nascite fuori dal matrimonio è dovuta alla mancanza di uomini sposabili, ovvero con un reddito fisso.
Roger Waldinger fornisce una terza teoria, meno conosciuta, sulla formazione dei ghetti, basata sulla discrepanza tra i salari che i neri si aspettano e quelli attualmente offerti per i lavori più umili. L'argomentazione appare principalmente nel libro Still the Promised City?, adattato dalla sua tesi di dottorato (PhD).
Waldinger osserva come ad esempio a New York i nuovi immigranti (coreani, pakistani, dominicani, messicani, peruviani, ecc.), riescano spesso a farsi strada meglio dei neri americani. Waldinger nota che i neri nati nel Sud degli Stati Uniti e nei Caraibi hanno introiti più alti di quelli originari del Nord degli USA. Secondo Waldinger i gruppi di immigranti beneficiano di nicchie nepotistiche, usandole per un mutuo aiuto: qualcosa che i neri non sono mai riusciti a fare. Waldinger sostiene anche che, per quanto alberghi e ristoranti offrano paghe molto basse, queste comunque surclassano quelle pagate in Messico, Africa o nella Cina rurale; quindi gli immigranti le accettano prontamente. Per contro, i neri degli Stati del Nord, che aspirano a una condizione migliore di quella dei propri genitori, disdegnano tali impieghi, finendo spesso a lavorare al di fuori dell'economia legittima.
Ovviamente si parla maggiormente dei ghetti allestiti dai nazisti durante la seconda guerra mondiale ma la ghettizzazione come la intendo io non è solo questo, a volte (i cinesi di prima e seconda generazione venuti in Italia per fare un piccolo esempio!) sono proprio certe etnie che vogliono isolarsi dal tessuto sociale, gli ebrei per esempio che tendono sempre a non voler venire a contatto con chi non è ebreo, oppure i primissimi cinesi che arrivavano in Italia (solo ora si stanno aprendo a chi non è cinese!), questa voglia di far gruppo è nell'animo umano, è ovvio che se uno straniero arriva in una terra che non è la sua la prima cosa che farà sarà cercare dei suoi connazionali e fin qui ho parlato della ghettizzazione “volontaria”, poi esiste la ghettizzazione non volontaria ovvero quella imposta da terzi, per fare un piccolissimo esempio gli omosessuali che vengono quasi costretti a ghettizzarsi dai etero sessuali ed è da qui che poi nascono i vari gay pryde (cosa che non approvo appieno anche perché secondo me una persona deve essere orgogliosa di se stessa a prescindere con chi va a letto!) e altre manifestazioni, questo nel duemiladodici è fuori dal mondo, quando per poter affermarsi come essere umano si ha bisogno di una manifestazione c'è qualcosa di base che non va, trovo imbarazzante (come essere umano in primis!) che c'è ancora gente che consideri l'omosessualità una malattia (se volete andate a leggere il mio De Bello torinese!) che c'è gente che ancora a oggi considera la parola “ebreo” come un'offesa, sono con queste basi che nasce il razzismo, l'idiozia dilagante porta ad essere sospettosi con cose che non si conoscono e il sospetto porta alla violenza (come l'assalto che alcuni ultras a Roma hanno fatto a discapito di un gruppetto di ebrei!) e risolvere i problemi con la violenza è sempre un male!
Sinceramente parlando a me non interessa se una persona va a letto con gli uomini, le donne o gli animali, se questa persona è intelligente per me sotto le coperte può fare ciò che vuole (ovviamente senza infrangere la legge!), basta che non voglia convincermi che io sono un povero idiota perché non la penso come loro (l'offendere la mia intelligenza mi fa saltare i cinque minuti!), forse sarò un cretino ma se le persona incominciassero a pensare più a se stessi senza rompere le palle agli altri sicuramente si vivrebbe meglio!    

-Il suicidio del sistema Vol. 3 26 “Ghetto”-


Ultimamente molti social network si stanno alzando contro l'omofobia a causa di un ragazzino che si è ucciso, la notizia che è trapelata indicava che questo ragazzino presunto omosessuale si sia ucciso perché dei suoi compagnucci di classe hanno avuto la “brillante” idea di sfotterlo quotidianamente e di creare una fan page sui facebook, il tutto (a quanto sembra!) è nato a causa di una foto dove si vedeva questo ragazzino che indossava degli abiti rosa e quindi nelle menti ristretti significava che il ragazzino fosse gay senza sapere che forse non lo era (o forse si, ma calcolando la giovane età del suicida non è detto che avesse scelto il suo orientamento sessuale!), la cosa che ha del delirante è che ancora a oggi duemiladodici c'è gente che critica o sbeffeggia altre persone per come si vestono, tralasciando per un attimo che qualche anno fa il novanta per cento dei “maschioni etero e quindi alfa” indossava capi rosa perché facevano tendenza, come ho già scritto non bisognerebbe inorridirsi perché un ragazzino presunto gay si sia suicidato ma dovrebbe far inorridire che un ragazzino si sia suicidato a causa delle angherie subite (e fidatevi ne so qualcosa sulla cattiveria dei bambini!), il voler sempre mettere un'etichetta sulle persone porta inconsapevolmente alla ghettizzazione, ora mi spiego meglio!
Lascio per un secondo la parola a wikipedia (ho cercato il termine ghetto!):
  Ghetto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

  Disambiguazione – Se stai cercando il singolo degli Statuto, vedi Ghetto/Non sperarci.

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Il ghetto è un'area nella quale persone considerate (o che si considerano) di un determinato retroterra etnico, o unite da una determinata cultura o religione, vivono in gruppo, volontariamente o forzosamente, in regime di reclusione più o meno stretto. In realtà il termine nasce per indicare il quartiere della città in cui gli ebrei erano anticamente confinati ad abitare, e completamente rinchiusi durante la notte.

Indice
  [nascondi] 1 Storia
2 I ghetti ebraici
3 I ghetti nazisti
4 Ghetti afroamericani negli Stati Uniti
5 Note
6 Voci correlate
7 Altri progetti
Storia [modifica]


Ghetto di Venezia
Il termine ghetto deriva dal Ghetto Venezia del XIV secolo. Prima che venisse designato come parte della città riservata agli ebrei, era una fonderia di ferro (dal veneziano geto, pronunziato ghèto dai locali ebrei Aschenaziti di origine tedesca, inteso come getto, cioè la gettata di metallo fuso), da cui il nome. Alcuni affermano che la parola derivi daborghetto, "piccolo borgo" o dall'ebraico get, letteralmente "carta di divorzio".[senza fonte]
Dall'esempio del Ghetto di Venezia il nome venne trasferito ai vari quartieri ebraici. InCastiglia erano chiamati Judería e nei paesi catalani call. Vale la pena di notare che il quartiere ebraico di Venezia (il Ghetto), era una parte ricca della città, abitata da mercanti e prestatori di denaro. Ai non ebrei non era permesso di vivere nel Ghetto di Venezia, e i suoi cancelli venivano chiusi di notte. A differenza della vicina Mantovadove più di 2.000 ebrei venivano rinchiusi la sera nel ghetto, Vespasiano Gonzaga aSabbioneta dette rifugio alla popolazione di religione ebraica, non ghettizzandola.
Nel Medioevo non c'era obbligo, per gli Ebrei, di risiedere nel ghetto. In vari luoghi, inoltre, come ad esempio a Forlì, potevano possedere terreni e fabbricati. Col Cinquecento, la possibilità si restrinse ai soli fabbricati.[1]
Solo successivamente, dunque, ghetto andò a indicare un quartiere povero.
Nel 1555 Papa Paolo IV creò infatti il Ghetto di Roma ed emise la bolla "Cum nimis absurdum" che forzava gli ebrei a vivere in un'area specifica e prevedeva una serie di restrizioni particolari, che sarebbero poi state in vigore per secoli.
Papa Pio V raccomandò che tutti gli stati confinanti istituissero dei ghetti e nel corso del XVI e XVIII secolo tutte le città principali ne avevano uno (con le uniche eccezioni in Italia, di Livorno e Pisa).

Per approfondire, vedi la voce Lista dei ghetti ebraici d'Italia.
Nell'Europa Centrale del medioevo i ghetti esistevano a Praga, Francoforte sul Meno, Magonza e altrove. Non ci furono mai ghetti inPolonia né in Lituania. (A Cracovia, in Polonia, il ghetto medioevale, Kazimierz, era quasi una cittadina staccata da Cracovia con sue proprie mura, solo con l'espansione di Cracovia divenne un quartiere della città stessa).
I ghetti vennero progressivamente aboliti e le loro mura furono demolite nel XIX secolo, seguendo gli ideali della Rivoluzione Francese. Quello di Roma fu l'ultimo ghetto a venire abolito in Europa Occidentale, nel 1870.
Una tendenza diffusa, soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli anni '90, è quella della ghettizzazione di lusso, ovvero quartieri dove si riuniscono e si "segregano" le parti più ricche della popolazioni, imprigionate in una cultura, economia, politica con sempre meno agganci con l'esterno, rendendo in questo modo il resto della città ininfluente e creando all'interno del ghetto una propria gerarchizzazione.[senza fonte]
I ghetti ebraici [modifica]
Le caratteristiche dei ghetti hanno subito molte variazioni con il passare del tempo. In alcuni casi, il ghetto era un quartiere ebraico con una popolazione relativamente benestante (ad esempio il ghetto ebraico di Venezia). In altri casi i ghetti connotavano impoverimento (ad esempio quello di Roma).
Gli ebrei non potevano acquisire terreni al di fuori del ghetto, e spesso nemmeno in quello. Dovevano in ogni caso vivere confinati all'interno dei ghetti, quindi durante i periodi di crescita della popolazione le case, spesso ormai piene, dovevano essere rialzate sempre di più. I ghetti avevano quindi strade strette e case alte e affollate. Ma la cosa più terribile era che il recinto del ghetto (proprio così veniva spesso chiamato) era chiuso da una o più porte. Queste venivano chiuse al calar del sole, per essere riaperte solo all'alba. Durante le ore buie gli ebrei non potevano per nessuna ragione allontanarsi dal ghetto. Spesso i residenti necessitavano di un visto per poter uscire dai limiti del ghetto anche durante il giorno.
I residenti del ghetto avevano il loro sistema giudiziario indipendente, come se si trattasse di una vera e propria piccola città nella città.
I ghetti nazisti [modifica]


Marzo 1941:Ingresso del ghetto di Radom,Polonia). La scritta sul cartello indica che l'ingresso nella strada è proibito a tutti i tedeschi, a firma del comandante della città, ufficiale delle SS e della polizia


Ghetto di Lublino. Dicembre 1940
Il nazismo ripristinò il sistema dei ghetti come tappa temporanea finalizzata alla realizzazione della «soluzione finale» in Europa orientale.
Durante la seconda guerra mondiale i ghetti servirono come contenitori in un forzosoprocesso di concentramento della popolazione ebraica, che ne facilitava il controllo da parte dei nazisti.
Gli abitanti dei ghetti dell'Europa orientale, trasportati da varie regioni europee, privati di ogni diritto, sottoalimentati e obbligati a lavorare per l'industria bellica tedesca venivano progressivamente deportati nei campi di sterminio durante l'olocausto.
Ghetto di Będzin
Ghetto di Białystok
Ghetto di Budapest
Ghetto di Cracovia
Ghetto di Częstochowa
Ghetto di Kolozsvár
Ghetto di Łachwa
Ghetto di Łódź
Ghetto di Lwów
Ghetto di Marcinkance
Ghetto di Mińsk Mazowiecki
Ghetto di Pińsk
Ghetto di Riga
Ghetto di Sosnowiec
Ghetto di Varsavia
Ghetto di Wilno
Ghetti afroamericani negli Stati Uniti [modifica]
Negli Stati Uniti, tra l'abolizione della schiavitù e l'introduzione della legge sui diritti civilidegli anni sessanta, regole discriminatorie (a volte codificate in legge[senza fonte]) costringevano spesso gli afroamericani delle aree urbane a vivere in determinati quartieri, che divennero anch'essi conosciuti come "ghetti", ad esempio Bronx a New York e Harlem a Manhattan. Poiché in questi quartieri dovevano vivere gli afroamericani di tutti i ceti, queste zone si affermarono spesso come dinamici centri culturali. Paradossalmente le leggi sui diritti civili degli anni '60, permettendo agli afroamericani più facoltosi di trasferirsi nelle "zone per soli bianchi" contribuirono al collasso economico di molti ghetti, il cui livello di benessere scese sotto la media, mentre gli indici di criminalità e di degrado urbano aumentavano.
La formazione dei ghetti e delle sottoclassi nere forma uno degli argomenti più controversi della sociologia.
In Losing Ground, Charles Murray sostiene che il liberismo creò dei poveri senza speranze. Murray sostiene anche che l'eleggibilità per i sussidi delle donne sole incoraggiò queste ad avere figli al di fuori del matrimonio, e che il sistema di assistenza sociale scoraggiò tutti dal lavorare. Questa teoria non ha incontrato una vasta accettazione. I suoi oppositori puntualizzano che negli anni settanta, quando il totale degli assegni di sussistenza diminuì, le nascite fuori dal matrimonio aumentarono. Murray inoltre non coglie il fatto che, anche se la percentuale di neri nati fuori dal matrimonio aumentò tra gli anni '60 e i '70, la percentuale di donne nere che avevano bambini fuori dal matrimonio diminuì.
In The Truly Disadvantaged, William Julius Wilson sostiene che l'accesso facilitato alla sussistenza ebbe poco effetto sulla decisione delle donne di avere dei figli. Wilson invece sostiene che fu lo spostamento dei lavori più umili nei sobborghi e nel sud degli Stati Uniti a causare l'isolamento economico dei neri nei ghetti: il cosiddetto "disadattamento spaziale". Wilson spiega che l'alta percentuale di nascite fuori dal matrimonio è dovuta alla mancanza di uomini sposabili, ovvero con un reddito fisso.
Roger Waldinger fornisce una terza teoria, meno conosciuta, sulla formazione dei ghetti, basata sulla discrepanza tra i salari che i neri si aspettano e quelli attualmente offerti per i lavori più umili. L'argomentazione appare principalmente nel libro Still the Promised City?, adattato dalla sua tesi di dottorato (PhD).
Waldinger osserva come ad esempio a New York i nuovi immigranti (coreani, pakistani, dominicani, messicani, peruviani, ecc.), riescano spesso a farsi strada meglio dei neri americani. Waldinger nota che i neri nati nel Sud degli Stati Uniti e nei Caraibi hanno introiti più alti di quelli originari del Nord degli USA. Secondo Waldinger i gruppi di immigranti beneficiano di nicchie nepotistiche, usandole per un mutuo aiuto: qualcosa che i neri non sono mai riusciti a fare. Waldinger sostiene anche che, per quanto alberghi e ristoranti offrano paghe molto basse, queste comunque surclassano quelle pagate in Messico, Africa o nella Cina rurale; quindi gli immigranti le accettano prontamente. Per contro, i neri degli Stati del Nord, che aspirano a una condizione migliore di quella dei propri genitori, disdegnano tali impieghi, finendo spesso a lavorare al di fuori dell'economia legittima.
Ovviamente si parla maggiormente dei ghetti allestiti dai nazisti durante la seconda guerra mondiale ma la ghettizzazione come la intendo io non è solo questo, a volte (i cinesi di prima e seconda generazione venuti in Italia per fare un piccolo esempio!) sono proprio certe etnie che vogliono isolarsi dal tessuto sociale, gli ebrei per esempio che tendono sempre a non voler venire a contatto con chi non è ebreo, oppure i primissimi cinesi che arrivavano in Italia (solo ora si stanno aprendo a chi non è cinese!), questa voglia di far gruppo è nell'animo umano, è ovvio che se uno straniero arriva in una terra che non è la sua la prima cosa che farà sarà cercare dei suoi connazionali e fin qui ho parlato della ghettizzazione “volontaria”, poi esiste la ghettizzazione non volontaria ovvero quella imposta da terzi, per fare un piccolissimo esempio gli omosessuali che vengono quasi costretti a ghettizzarsi dai etero sessuali ed è da qui che poi nascono i vari gay pryde (cosa che non approvo appieno anche perché secondo me una persona deve essere orgogliosa di se stessa a prescindere con chi va a letto!) e altre manifestazioni, questo nel duemiladodici è fuori dal mondo, quando per poter affermarsi come essere umano si ha bisogno di una manifestazione c'è qualcosa di base che non va, trovo imbarazzante (come essere umano in primis!) che c'è ancora gente che consideri l'omosessualità una malattia (se volete andate a leggere il mio De Bello torinese!) che c'è gente che ancora a oggi considera la parola “ebreo” come un'offesa, sono con queste basi che nasce il razzismo, l'idiozia dilagante porta ad essere sospettosi con cose che non si conoscono e il sospetto porta alla violenza (come l'assalto che alcuni ultras a Roma hanno fatto a discapito di un gruppetto di ebrei!) e risolvere i problemi con la violenza è sempre un male!
Sinceramente parlando a me non interessa se una persona va a letto con gli uomini, le donne o gli animali, se questa persona è intelligente per me sotto le coperte può fare ciò che vuole (ovviamente senza infrangere la legge!), basta che non voglia convincermi che io sono un povero idiota perché non la penso come loro (l'offendere la mia intelligenza mi fa saltare i cinque minuti!), forse sarò un cretino ma se le persona incominciassero a pensare più a se stessi senza rompere le palle agli altri sicuramente si vivrebbe meglio!     

martedì 27 novembre 2012


-Una mattina qualunque-


Una volta mi svegliavo con l'odore del caffè che preparava mia madre ora con il rumore delle bombe e l'odore del fango, non è mai mattina quando ci fanno alzare per combattere, il sole lo vediamo dopo molte ore di trincea e non è mai un bel sole caldo ma bianco e freddo, glaciale, non è solo il fango o le costanti esplosioni a disturbarci ma il freddo, il tipico freddo umido che ti congela le ossa non esiste modo di riscaldarsi, più tenti e più si ha freddo, il fatto che dovrebbe far pensare è che anche il nemico è nella nostra identica situazione, hanno deciso di fare una guerra, la chiamano la grande guerra e intanto noi soldati moriamo come mosche pare che a nessuno dei vari “capi” interessi, siamo semplice carne da macello, guadagniamo un centimetro di trincea di giorno e ne perdiamo due di notte, sono mesi che continuiamo questo gioco, non siamo preparati a tutto questo, ci fanno fare le cariche dove il più fortunato perde un braccio o una gamba e il più sfortunato rimane senza vita nel fango, nessuno tra di noi sa se stiamo vincendo o perdendo, ogni tanto sembra che la fine di questa guerra sia vicina per poi ricrederci perché gli attacchi continuano senza mai fermarsi, siamo alla mercé del nemico e i vari generali e comandanti non se ne accorgono, usano paroloni come l'onore per la patria, il coraggio di noi volenterosi combattenti e altre idiozie a noi non interessa la nostra patria, vogliamo tornarcene a casa interi è questo il nostro unico pensiero, non c'interessa di guadagnare qualche centimetro o la bandiera o chi ci governa, vogliamo vivere o meglio sopravvivere a tutta questa follia siamo stufi di mangiare porcheria e di congelarci il culo, per cosa poi?
Per la supremazia bellica dicono, non siamo superiori a nessuno!
Per la nostra patria dicono, molti di noi non la vedranno più la patria!
Per l'onore dicono, non c'è onore nel morire dimenticato da tutto e tutti in una landa desolata e fredda!
Non c'interessa di essere eroi o di venir ricordati come tali, vogliamo semplicemente riportare la pellaccia a casa... 

domenica 25 novembre 2012


LE SUPERIORI (IN SECONDA MA PER POCO!)

All’epoca avevo raggiunto la comprensione che io a scuola non ci dovevo più stare, ero scostante, un cazzutissimo ribelle (ho tirato giù con un pugno una persiana della mia scuola solo perché mi avevano accusato [la professoressa di Biologia per l’esattezza!] di fare casino!), ci stavo male, odiavo il concetto di scuola, anche perché durante la pausa estiva avevo letto e molto e continuavo a farlo, quest’anno è stato l’anno della svolta, consideravo (e lo faccio tutt’oggi!) la scuola come una cazzo di prigione per le menti, in tutti quest’anni ho subito le peggiori angherie senza imparare nulla, ciò che so lo so grazie a mio padre e alla mia famiglia, non alla scuola, lo smacco lo avuto quando hanno consegnato i pagellini (ovvero le pagelle di metà anno!) , avevo un misero sei in italiano (nonostante le mie interrogazioni da dieci!) e un cinque in storia ( ame, che la storia la so…. Un cinque è come chiedere a Rocco Siffredi di ciucciare un cazzo!), ciò a portato (grazie al “valente” aiuto di mio padre che mi disse “Non è meglio se molli la scuola?”!) ha mollare la scuola e la mia “carriera “ scolastica, ho mollato la scuola con sommo dispiacere del mio professore d’Italiano (il Valenti che è stato [forse!] l’unico professore che mi ha capito e che credeva in me….!), a settembre ho mollato la scuola, non avrò mai il famigerato “pezzo di carta” (che non mi serve e non mi servirà nel futuro anche perché ne so più io d’economia di un laureato [con centodieci e lode alla Bocconi!]!), ciò che è successo dopo il mio abbandono della scuola è quasi storia, ho lavorato come magazziniere in una ditta che gestisco tutt’ora, per poi fare ciò che faccio tutt’ora… il consulente del lavoro!


Qui finisce la mia esperienza nelle scuole italiane, ciò che mi hanno dato? Poco a parte un’insicurezza di base che mi porto tutt’oggi addosso, posso dire che le scuole italiane non mi hanno creato una cultura (ciò che ho creato da me…. Anche considerando che se fosse perla scuola italiota non avrei mai letto Joyce o Proust, non avrei mai letto Kant o la filosofia che tanto amo!) ciò che sono me lo sono creato da me e senza la scuola (e se considero la scuola come una prigione della mente che inculca per la maggior parte cazzate nella mente di poveri ragazzi!) sono arrivato ad essere ciò che voglio essere, nonostante le varie ferite mentali che la scuola italiana mi ha inflitto….

   
                       

-40 Denari-

-40 denari-   Cosa succede quando cala la notte? Quando la fiducia viene meno? Quando vai in coma e ti ricordi tutto? Quando vai in deli...